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Il libro Mitologie interiori è un florilegio di quarantacinque poesie, coeso in un solo disegno di epica minimalista, ricco di valori universali racchiusi nella dimensione dell'individualità e nell'orizzonte personale del protagonista, il quale, tuttavia, allarga le sue vedute su un panorama umano molto ampio, al punto da renderlo significativo ed esemplare per tutti. La nota cui s'intonano le poesie del libro — ma non solo di questo, bensì di tutti i libri di Menotti Galeotti — è quella memoriale che si sviluppa nella concatenazione delle ricordanze dei tempi passati, sia risalenti al passato remoto quando il pensiero dell'autore evoca la figura del padre sia riferiti ai tempi viciniori del passato prossimo che confina con l'attualità, come se la poesia fosse il tappeto magico — e di fatto lo è — capace di superare le barriere insormontabili degli anni e trascendere gli spazi ripartiti tra la vita e la morte. Proprio il dialogo con la morte, anche dove non è esplicitamente trattato, è la dimensione più alta e ultimativa del discorso di Menotti Galeotti e si manifesta nella discrasia tra la vita e la letteratura: la vita è un bene deperibile e non rigenerabile, per cui ogni uomo è destinato a consumare l'esistenza in uno spazio comunque breve. La letteratura e la poesia in modo particolare possono costituire solo la memoria imperfetta, sfocata, allusa per impressioni e sensazioni, di quanto è stata la vita, nel suo spettacolo indescrivibile di emozioni e incanti. Questo libro raggiunge momenti di delicata e perfetta estasi lirica, ricostruita attraverso lo scintillio delle vicende quotidiane e ordinarie, con un sapiente catechismo di mitologie interiori, come giustamente ci annuncia l'autore stesso.

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