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Sono solo nove poesie in dialetto siciliano, con in calce la versione in lingua italiana curata dallo stesso poeta, gli scritti componenti questa curatissima edizione del Centro Storico di Messina, Ntra lustriu e scuru (Tra luce e buio), dello scrittore mistrettese, Filippo Giordano, su cui è stato curato un inserto in Vernice n. 33/34, pag. 243-253. Il libretto è arricchito dai disegni al tratto di Enzo Salanitro, che recano una cifra onirica di trasfigurazione romantica del reale, ed è prefato da Ciccio Di Bernardo-Amato, che osserva in chiave conclusiva: “Il mistero e il divino aleggiano tra questi versi senza far pesare la loro presenza e, a volte diluiti di impercettibile, sapiente ironia, non incombono”. Si tratta della seconda raccolta poetica in dialetto di Giordano che segue a Scorcia ri limuni scamusciata (cfr. Vernice n° 27/28, pag. 186) e che rimarca l’intento del poeta di rappresentare il collettivo sociale, la cronaca, la storia, il calendario dei giorni che passa e che consuma l’esistenza, ma questa volta con una scelta di versante intimo e sensibilizzato all’epica familiare, agli episodi chiave che costituiscono occasioni rivelative della vita ordinaria, con una ripresa potente e significativa dell’elemento autobiografico, come si riscontra nella splendida composizione A Palumma (La colomba), che ricostruisce un momento rivelativi e misterico dell’autore, in occasione di una visita di devozione alla tomba della madre.

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