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Al di fuori delle schermaglie con la crudezza della realtà, si colloca su un arcosolio di neutrale inattualità storica e letteraria il bellissimo libro di poesie di Guido Martini intitolato con voluto minimalismo poetico – quasi fosse un'eco crepuscolare –, Più che altro... amore. Non è espressione d'eros in formula ellenica classica e neppure trionfo d'attività amatorie d'Ovidio: non è armoniosa celebrazione emotiva e non è bramosia panica di sensi esaltati, soluzione che avrebbe collimato con l'attualità del versante neoorfico, tendente al visionario delle realtà virtuali, che tanta fortuna hanno in certa parte della poesia contemporanea d'amore. Non è nemmeno estasi lirica e linearità dell'essenza e della purezza distillata del pensiero d'amore, elevata a quota filosofale di apertura dell'orizzonte e di conoscenza sia – e soprattutto – dell'extramondo. Ma è riflessione sulla distanza dell'amore, che è un elemento assolutamente essenziale nella costruzione del sentimento quasi quanto lo è il congiungimento. L'amore, infatti, non è un muro a secco, fatto di blocchi che s'incastrano e si tengono fra loro e che escludono dagli interstizi ogni altro legame che non sia l'amore stesso, cioè il blocco di pietra, Ma al contrario l'amore è una costruzione di blocchi legati fra loro dalla malta o da altro legante che serve a distanziare le parti e a rendere la costruzione elastica e resistente, per cui i blocchi dell'esperienza amorosa dei due amanti sono cementati e distanziati da altro materiale, malta o quale altro legante, che è tutt'altra cosa che l'amore, ma che serve a rendere quello molto più elastico e resistente. Fuori di metafora, la distanza in amore è il minimo comune multiplo che divide per sé tutte le esperienze; è il sogno, l'invenzione, la proiezione, l'eversione, la deformazione, la sublimazione e via di seguito. Più un amore è ricco, più possiede la forza di cementare e di distanziare l'esperienza amorosa, legandola in una malta rassodante e conservatrice. Bellissime pagine, costruite con versi brevi e molto musicali, sovente si tratta di endecasillabi spezzati in due, soffusi in un'atmosfera di accennata melanconia rammemorante e opalescente. C'è anche una deriva letteraria allusiva all'amore di lontano di trobadoica memoria, molto bene esposta e valorizzata da Franca Alaimo nella sua prefazione.

Recensione
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