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La sinestesia
che fa da titolo, Rami di scirocco, all’ampia antologia di tutte le
poesie di Filippo Giordano è una rielaborazione tratta dai versi che si leggono
nella poesia Entroterra: “Maledetto quello scirocco | che in un baleno
portò al mare | lo spettacolo dai rami”. Si tratta di un raro inciso di discorso
diretto, che tende a sdrammatizzare l’afflato lirico, naturalistico e sociale
che caratterizza il lungo percorso poetico realizzato dall’autore in trent’anni,
qui documentati, a principiare da I fili si allungano verso i balconi,
continuando con L’amore epigrammato si giunge a Se dura l’inverno,
Villaggio fra le braccia di Morfeo, Sussulti d’acquazzone sulle tegole
e altre sparse, Del sabato e dell’Infinito, per concludere, infine,
con gli ultimi versi di Minuetti per quattro stagioni. Si tratta di
un’antologia d’autore che fornisce un’immagine complessiva della poesia
mediterranea e solare, ricca di echi paesaggistici e di immediatezza del vivere
contadino e operaio delle zone della Sicilia montuosa vicine a Mistretta,
un’opera intelligente e completa che rende giustizia al suo autore, anche grazie
al corredo di una ricca rassegna critica che si è andata sedimentando negli anni
su di lui.
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Recensione |
| Rami di scirocco |
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poesia
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| Autori |
| • | Filippo Giordano |
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Edizione:
Edizioni Il Centro Storico
Messina 2000 |
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| pp. 130 |
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| Recensione a cura di |
| • | Sandro Gros Pietro |
Pubblicata su: Vernice nr.26/2004 |
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