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La scrittrice palermitana Francesca Luzzio ha pubblicato il suo secondo libro di poesia, intitolato Ripercussioni esistenziali. Nella dotta prefazione, il critico palermitano Alfio Inserra sostiene che "è questa una raccolta ricca di temi e patemi, motivi e contrappunti (quasi a paragonarla a una sinfonia) il cui Leitmotiv è l'attesa di una `divina metamorfosi', punto di arrivo, meta del cuore e aire del poiesis che parte dalle `défaillances' del quotidiano; e la sartriana querelle del: Tornare a incontrarsi con l'altro che non c'è (cfr. Incomunicabilità), un testimoniarsi, facendo professione di autenticità del sentire e ribadendo propositi di lotte, aneliti di speranze e, soprattutto, coraggio". Inoltre, Michela Sacco, nella postfazione del libro, afferma che "la rappresentazione della realtà, se si colora di elementi romantici, esemplata come sugli eventi di un'ideale autobiografia, insieme si pone come sfida at mondo nella fiducia che essa ce lo restituisca diverso e migliore".

Il libro è organizzato nelle cinque sezioni Ripercussioni esistenziali, Arancia solare, Dediche, Cassero e L'immutabile società. In particolare modo è nella prima sezione che emergono gli elementi del disagio dell'intellettuale per la noia di una condizione alienante e contraddittoria, anche se Luzzio non arriva mai a perdersi in un facile epigonismo esistenziale. perché in lei acquista molta importanza anche l'indagine psicologica, le ragioni personali dell'individuo e grande risalto continuano ad avere i valori fondanti delle relazioni affettive e delle corrispondenze d'amore. Nel mondo di Luzzio c'è posto anche per l'orientamento religioso e in particolare per il conforto della preghiera cioè di quella particolare e ancestrale forma di dialogo che è la corrispondenza interiore e intima di ogni uomo con l'infinito. Ma neppure deve passare sotto silenzio la grande attenzione che la poetessa rivolge ai modi di essere della mondanità, al primo posto le espressioni della natura e del paesaggio e al secondo posto la densità della storia umana, gli aggregati collettivi, i simboli di forza e di numero, sovente riassunti per emblemi palmari come fossero Cassero e Ballarò, quest'ultimo è il noto mercato palermitano. Anche i modi stilistici di Luzzio sono un incontro mediato tra la tradizione sostenuta di un alto stile che si esprime con il controllo metrico e la rima, e il gusto corsivo e corsaro per le denotazioni minimali di una parola poetica, consumata e abrasa dall'uso del quotidiano, come avviene oggi nei massimi rappresentanti della lirica moderna.

Nel complesso l'intreccio poetico di Francesca Luzzio è un'officina di valori della mente che misurano con vibratile emozione il fenomeno dell'inadeguatezza della nostra cultura contemporanea a darci conto del mondo in cui viviamo, ma che assolvono ancora con pienezza la funzione di vigilanza e di baluardo della nostra coscienza, non ancora totalmente basita nella bollitura demenziale dei mezzi di comunicazione di massa. Francesca Luzzio aveva già pubblicato Cielo grigio, nel 1994; è presente in numerose antologie e ha ricevuto significativi premi letterari.

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