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Storia di strada, d'amore e resistenza

Si segnala per la pienezza illustrativa del racconto che rappresenta con efficacia e verosimiglianza ambienti diversi della società metropolitana l'ultimo romanzo di Fulvio Turtulici, che si chiama Storia di strada, d'amore e resistenza, che esce dopo due libri di racconti, Oltre il velo dei giorni (1990) e più recente Il mare color catrame del 2006, di cui è apparsa una notizia critica su Vernice n.° 35, a febbraio 2007. Si legge sulla quarta di copertina del romanzo che "Ruggero è un attore di strada che ama la vita: la vita che si coglie in tutto ciò è normale quotidianità, in ciò che non compare mai in televisione o sui giornali se non in modo distorto da strumentalizzazioni o prurigini mediatiche. La vita, quella autentica, ha il suo palcoscenico nella strada e l'essenza dello spettacolo del mondo sta nelle esistenze delle persone marginali. In un attento dosaggio di finzione e realtà, si fotografa una società che smarrisce i propri valori ma che può trovare nei singoli individui gli elementi determinanti — amore, immaginazione, fratellanza — per resistere all'imbarbarimento, all'aridità dell'era tecnologica, ad un progredire basso e inconsapevole."

Nelle pagine interne del romanzo, il protagonista si confessa: "Magari sono un attore errante perché dove c'era la casa del puparo, che si trasformava in teatro per i suoi paladini, hanno messo una discoteca, e non c'è neanche più la mia di casa, a cento metri dal fantastico regno dei pupi". La vicenda ha le sue origini in un drammatico processo di sradicamento del protagonista, che funge da simbolo dell'alienazione sociale diffusa in tutti gli strati di una società sostanzialmente in fuga da se stessa e dai propri valori. L'unica salvazione possibile assume le dimensioni di di un progetto individuale di amore puro e fecondo ad oltranza.

Recensione
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