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Viraggio

in bandella

Questo inaspettato mutamento di rotta compiuto dalla poetessa Edith Dzieduszycka è un autentico viraggio, che rappresenta un cambiamento di direzione e di tonalità. Dalla poesia di alta concezione, borderline il pensiero poetante che si contagia con la concezione filosofica del mal di vivere, in uno sfioro d’insieme tra il pessimismo e l’esistenzialismo – qual è stato il dettato degli ultimi libri, fra cui un punto di acme è Greve è la neve – con un inopinato colpo di timone la Nostra riprende l’onda in un mare di ordinaria follia faccendiera e casalinga, a contare passi intorno al tavolo e lungo il corridoio di casa, ad enumerare le ore vuote di emozioni, ad attendere la prigione dell’insonnia nel letto delle buone intenzioni sanitarie o davanti al televisore, col telecomando in pugno a fare zapping fra Netflix, Amazon, e cos’altro? È un viraggio dall’attrazione di Cesare Pavese del vizio assurdo alla psicologia del benessere di Martin Saligman. C’è anche un mutamento di colori, perché dal grigiore dell’impotenza nichilistica tipica del poeta filosofo si passa al rosso infuocato della rabbia che caratterizza l’arcinota casalinga di Voghera che fu il cavallo di battaglia del compianto Alberto Arbasino.

Viraggio è senza dubbio un libro volutamente comico, ma solo nell’accezione che Dante attribuisce al genere comico, cioè di ambientazione infernale, ossia non illuminata dal raggio di Dio. Noi, con piglio più alla mano, preferiamo parlare di libro dal carattere satirico. L’abilità dell’Autrice sta nel nascondere la cenere della tragedia sotto il tappeto coprente della comicità dantesca o se si preferisce della satira. È un giornale di bordo che va letto con il piacere sottile di interpretare la finzione e il dolore – l’endiadi più amata dai simbolisti! - che l’Autrice sa trasmettere al Lettore.

Ma è anche vero che si tratta di una comoedia in accezione dantesca, cioè con un alto contenuto drammatico, come è l’Inferno del Fiorentino: stiamo parlando di gente che muore davvero; stiamo parlando del viaggio di un virus – ha qual cosa a che vedere con il vi(r)aggio? – per l’intero Pianeta Azzurro, e che in un anno ha falciato oltre due milioni di vite umane; stiamo parlando dell’insipienza claunesca delle autorità governative che si rimbeccano come cocorite per stabilire le tonalità di rosso molto rosso, rosso meno rosso, arancione, giallo e quasi bianco, mentre la gente si lascia prendere dalla depressione, i matrimoni si sfasciano, la piccola borghesia lavoratrice sprofonda nell’ozio e nella povertà, i bambini si suicidano. Das Narrenschiff, cioè La nave dei folli, opera satirica egregia di Sebastian Brant pubblicata a Basilea nel 1494: è cambiato qualcosa nel mezzo millennio che è venuto dopo?

Recensione
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