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"O Dio di giustizia, preghiamo | da una terra in cui alberi e uomini | hanno memoria: ascolta la tenebra | sfidata dall'edera. Chiusa è la foiba | a Basovitza, alta sul confine: | vi hanno rotolato una pietra | come davanti al tuo sepolcro. Noi | attendiamo una pasqua, un riscatto". Alberi, uomini e cose, la terra tutta, hanno "memoria": recano inscritte nella loro carne le ferite della storia che ancora attendono consolazione e risarcimento, la "pietà per i vinti". Sulla scena di una terra, come quella friulana, sfruttata e martoriata da troppi "vincitori" nel corso della sua storia, soprattutto quella più recente, non s'è steso ancora il balsamo della pietà e della di menticanza: conce bocche che ancora urlano, ci sono soprattutto le foibe, c'è il ricordo di uno strazio che chiede ancora disperatamente giustizia, la sua "pasqua" e il suo "riscatto", con la forza tenace dell"'edera" che s'abbarbica alla roccia sfidandone la fredda consistenza. Marilla Battilana, nel fuoco dell'arsione creativa del suo coraggioso poemetto (Sequenza friulana) di religiosa compostezza, sa toccare come pochi altri le corde più se grete del nostro sentire civile, consegnandoci col suo dire la testimonianza di una passione di cui non si sospettava più la capacità.

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