|
| |
...a
proposito dell’oscura leggibilità
della "poesia contemporanea"
Se si può dire che i grandi del nostro passato prossimo novecentesco
sono coloro che hanno saputo mantenersi fedeli all’organicità delle loro opere,
radicate nel progress della coscienza epocale senza cedere alla ‘grande
industria del vuoto’ del minimalismo post-moderno (come Gadda, Pasolini,
Sereni, Caproni, Fortini, Luzi, Calvino – che ha squadernato eudossici,
invisibili mondi possibili, inferi e superi continuando strenuamente ad
interrogarsi, con Palomar, fino ad “imparare ad essere morto”), con altrettanta
fondativa coerenza si può sostenere che la poesia contemporanea nasce dalla
crisi del linguaggio, nell’attualità del 3° millennio contaminato nel meltin pot
dei rapporti e apporti dialettici provenienti da ‘mondi altri’, tutti e comunque
‘interni’ al diritto di cittadinanza della poesia, ma con ragioni e regole in
divenire senza pregresso, programmatico ‘statuto specifico’.
Oggi la poesia è infatti configurabile in un anarchico, fluido fascio di
confluenti linguaggi che non si confrontano più nell’hortus conclusus
dell’agorà, ma nell’esteso ed osteso orizzonte d’una congettura/valenza
conoscitiva oltre la nicchia coromorfica di quell’hortus, conclave di un
linguaggio che poteva –e doveva- esibire ‘la certezza del vessillo versale’ come
formale prova di riconoscimento e continuità della comunità: vessillo osteso dal
poeta vate, mentore e messaggero per diretto ‘mandato sociale’ da far valere a
conferma e rivendicazione delle sue e delle comuni, condivise astanti istanze. E
se romanticamente il poeta era poi colui che non stava al gioco, che denunciava
‘ciò non andava’ nella comunità sociale, un anarchico ribelle (come Zaratustra,
che si poneva al di fuori della platonica città ideale, o come Shelley, con il
quale siamo, oggi idealmente a condividere la bellezza del ‘suo’ Golfo in questa
giornata dalla/alla poesia dettata/dedicata da questo generoso sodalizio
culturale, giunto alla sua XIII edizione) egli poteva/doveva però ancora
continuare a avocare a sé quella sociale, solida e solidale ‘consegna
fiduciaria’, che gli garantiva – e garantiva ad ognuno degli altri –
quell’’appaesamento’ in cui raccogliere e raccontare il generale e generoso
destino della c.d. ’meglio gioventu’(come p.e.in Fortini, Pasolini) : quella
consegna oggi revocata perché non più attesa né pretesa, per globale decadenza
‘multisituazionale’ di ogni certezza di destino, con allegate, correlate e
connotate sue intenzionali destinazioni.
Oggi il poeta è uomo che va, vive e opera al match point fra la volontà della
pubblica manifestazione del proprio oscurato sentire e l’acclarato declino di
qualsivoglia manifesto ideologico/religioso/o sociale, cui richiamarsi per
in-formare e pro-tendere quel suo esiliato sentire, ri-conoscendolo
rappresentato nella programmatica chiarità della sua impresa di parole: macchina
di senso e di frontiera, che al confine, appunto, fra il rifiuto di partecipare
ai fatui fuochi della invasiva e pervasiva prepotenza dell’industria culturale
(quella addetta, per così dire, alla… linea del ‘post’ e d’ogni
vetero-avanguardia) lavora ed esprime la sapiente oscurità postulata nella
dichiarazione di certezza di tutti i suoi nodi/dubbi, correlata con il correo
relativismo gnoseologico che la ‘imprinta’ ed impronta. In assenza di adeguate
codificazioni linguistiche, la forma dell’espressività poetica, sempre più
mutuata e cont-animata dalla contaminazione con la stra-ordinaria ‘veracità’ del
lessico quotidiano, appare barbaro (lett.balbettante) tentativo artistico,
perché consegnato e contrassegnato dal sorvegliato arbitrio del verso
c.d.’libero’ e/o ‘sciolto’ che, dépouillé da ogni livrea di composta/imposta
rima, prosasticamente, risolve il compito modale della traduzione poetica,
demandato e custodito nella ‘intimale’ tonalità del timbro. Nasce da qui la c.d.
oscurità e la difficoltà dell’accesso, e quindi la fruibilità a livello c.d.
popolare, di buona parte delle attuali pubblicazioni poetiche, degne di questa
qualificativa aggettivazione, e da qui cresce, elitariamente simbiotica, la
‘solitarietà’ del poeta rispetto alla totalità della dimensione globale
dell’esistente.
Allora, come si può fare per capire che in quel ‘niente sazio di senso’ in cui
dimora l’intrinseca duttilità della Poesia, alcuni nostri contemporanei sono
Poeti non meno, nella stratificata, eppur di-versificata sostanza formale, di
D’Annunzio o Pascoli? Ebbene, bisogna tentare allora di entrare dentro i fossili
fondanti fondali della loro singola congettura poetica che, invece di rivestire
per abbellire la comunicazione delle singole soggettività emozionali/relazionali
nella trasparente latitudine della rappresentazione, la nasconde nella fossile
longitudine della “oscurità momentanea” -tanto per citare direttamente Fortini-
come un tesoro offerto a chi lo vuole, lo sa e lo può ‘r-invenire’ scendendo con
l’intelletto del cuore nella realtà del kerigmatico segreto che i versi
preparano e riparano con il pudico disagio di chi è umilmente consapevole di non
poterlo, né saperlo spiegare. Non più vate, né messaggero, né mentore, come
abbiamo già detto, il poeta è ‘hic et nunc’ uomo di vita, le cui parole non sono
rappresentazioni di immaginifiche sensazioni vitali/stiche , ma concreto
manifesto della costante tensione conoscitiva in cui la propria capacità di
destino è volontà di incidere e testimoniare, comunicando ‘ad ognuno degli
altri’, la (bonhofferiana) ‘resistenza all’abbandono’ a quella volontà di
per-xistere e confermare, attraverso la ‘debole forma d’eternità’ della
scrittura, il manifesto della sua solida ‘solidarietà’ di homo viator vitae:
uomo fra gli uomini che, per l’umanità degli uomini, ormai impotente ad
addobbare con l’armoniosa gratificazione delle ‘parole belle’ la fitta rete
ontologica del ‘reale devastato’ in rotta di collisione con il suo ‘intatto (ed
intangibile) irreale’ (..per dirla con Sereni e Char), lo assume e ri-con-duce
nell’infinita traducibilità , in-compiutamente dicibile, ma singolarmente
significabile della poesia, dove ogni ‘altrità’ di quei ‘tutti’, senza pretese
né riserve, può individuar-si e ri-conoscersi, ri-compensando la sua singola
‘solitarietà’ non più soggettiva, responsorialmente inter-attiva nella
con-divisione solidale dell’ andare, intraprendere, diventare e tramandare.
Ecco dunque che la poesia contemporanea, a diretto contatto con il
vegetante segreto che pulsa negli oscuri fondali della sua fossile, profonda
realtà/verità, paga il pedaggio per l’accesso a quel segreto nei termini di
quell’’oscurità percettiva’ che non è più chiarificazione/edificazione degli
innumeri elementi sensibili di una stessa realtà ‘inverata per parafrasi’ (
‘riduzionisticamente, ma per intenderci subito, come in Dante, Petrarca, ecc…)
ma tentativo di trasferire, attraverso la singola soggettività espressiva
(quella che Valery chiamava ‘sentiment de l’arbitraire) la difficoltà della
trasformazione infinita del suo annudato,essenziale, ‘pouvoir de construction’,
annidato e organizzato nell’irriducibile lavoro combinatorio che ne traduce e
ri-nomina in infinito universo di forme il fattuale, antiletterario
nitore/rigore. Solo così infatti la poesia, attraverso la de-costruzione di
tutte le sue deluse/illusorie attese, orfane di domande e di pretese risposte,
può ancora ed ora testimoniare per r-innovare e trasferire al da- venire la
versatile verità del suo ‘assoluto sapere’: univoca parafrasi di
Avvento/Evento che, con-sentendo, con-verte, il n(i)Ente della sua liberata,
ri-creata realtà, nell’ irriducibile, indecifrabile, inestinguibile ‘con-creata
irrealtà, reciproca d’ ‘infini et rien’, appunto.
Testo dell’intervento svolto al Convegno Dibattito
sulla poesia contemporanea, tenutosi presso la Sala Congressi del Jolly Hotel di
La Spezia la mattina del 15 aprile 2007 in occasione della XIII edizione del
Premio Nazionale di Poesia “Il Golfo”, seguita nel pomeriggio dalla relativa
Cerimonia di Premiazione presso la Sala Dante, dove all'autrice è stato
conferito, per la silloge In transito il 1° Premio assoluto per la Poesia
edita.
| |
 |
Materiale |
| …a proposito dell’oscura leggibilità della "poesia contemporanea |
|
saggistica
|
|
| Autori |
| • | Anna Maria Guidi |
|
|
|
Pubblicato su: Literary nr.5/2007 |
|