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“Noi siamo
manifestatori agli uomini delle cose meravigliose operate per virtù della fede”.
Questo era il programma dei pittori senesi del Trecento, come essi l’avevano
formalizzato nei loro “Statuti d’arte”. Le chiese si coprivano così di pagine
bibliche fatte colore (o pietra) e anche il fedele “che non sapeva lettura”
imparava a conoscere la Biblia pauperum così raffigurata, mentre per l’incredulo si compiva
quanto suggerito da S.Giovanni Damasceno – uno dei teorici delle funzione
teologica delle immagini, già ministro del califfato di Abd el-Malik nel 7°
secolo – che diceva: “Se un pagano ti dice: mostrami la tua fede! Tu portalo in
chiesa e mostragli le decorazioni dei quadri sacri in cui è spiegata”.
Ebbene, in questo suo
felice esordio di poesia, la pittrice Fiorella Macchioni sembra proprio
ispirarsi a questo programmatico postulato, responsorialmente accogliendo e
confrontando nel simbolico specchio di un’unica opera, i mutui effetti di
quella consustanziale bellezza che vicendevolmente della pittura ha il volto e
della poesia l’anima. Trasferendo ai nostri giorni quello stesso didattico,
devoto richiamo all’estetica che, nell’abbandono di ogni remora, può, sa e vuole
assumere la conflittuale complessità dei saperi della nostra contemporaneità
lacerata, disperata e disperante, la Macchioni testimonia e significa infatti
in questa sua iconologica silloge di poesia – dall’allusivo titolo Il volto e
l’anima – il valore imprescindibile del messaggio estetico come determinante
medium della non solo sua esperienza di fede, riproponendo così, con la sua
colta, ri-creativa sensibilità artistica, quella via pulchritudinis che in
tempi ben più remoti aveva illuminato e confortato ogni percorso di conoscenza
e riflessione in pellegrinaggio di speranza verso la spiritualità del
cristianesimo.
Prezioso come un
codice miniato di antica sapienza, a ‘vita nova’ restituita dalla sua
intrinseca, intarsiata novità poetica, questo libro ci è dunque necessario
come un attuale libro da hore da consultare e assumere in ogni sua edificante
pozione iconologico/poetica per rischiarare le opache platee delle nostre
singole coscienze, sempre più blandite, anestetizzate, abusate e consumate nei
voraci abissi di un superlucente, vorticante e nullificante quotidiano. Nella
sua monodica solennità corresponsivamente versale/figurale, come rinnovata,
poetica ziqqurat (la scala mesopotamica, di cui poi alla Genesi 28,12) questo
prezioso libretto sostiene e ri-conferma le tappe del salmodiante viaggio
dell’anima che ascende, gradino su gradino, quella incommensurabile beatitudine
che del Divino Amore ha/è anima e volto: estasi sublime che, con il “soffio
struggente” della sua immaterica consistenza , “sale leggera” “in movimento di
danza” al Giardino dell’Esichia – il ‘giardino chiuso, la fonte sigillata’ di cui
anche al Cantico dei Cantici, 4, 12 – per ricongiungersi con la esaltante
laetitia dello Spirito Santo, che del greve “fiato di fango” di ogni singola,
solitaria, umana ‘lacrimarum valle’ sospende la “trappola vitale” inverandola
trascesa nell’abbraccio della Superna, Trinitaria Unità, aperta in “spazi e
nidi di luna” nella permanente immanenza di quel che la Macchioni rinomina
“tempopersempre”. Là, come nel didascalico paradigma
rappresentativo/celebrativo di ogni ‘eikon’, quel tempo de-forma,
de-contestualizza e tras-figura infatti la centralità dell’attitudine, tutta e
solo umana, di un vano e insano attivismo esperienziale/referenziale (che
dall’omerico Odisseo arriva fino al Renzo manzoniano ed ai suoi post-moderni
epigoni ) per raccogliersi in lieta/quieta agostiniana devozione/distensione
d’anima nel tempio della sua intrinseca, ‘santa materia’ (come la definì T. de
Chardin). Nell’intimo con-senso della mistica comunione è dunque l’iconico
simbolismo che di-segnandolo, dà l’animico Volto a quel misterico, maiuscolo
“Progetto Silenzioso” pre-de-signato a reggere, governare e illuminare (Supremo
Angelo Custode) “l’Eterno Ciclo;/ segreto delle maree e del seme”, come la
Macchioni scrive: eckartianoAbgeschiedenheit che Sol-Tanto nella passionale
purezza della carnale cancellazione si ri-con-pone ricompensando l’anfanante
‘amaritudine’ della salita del Golgota esistenziale, per ri-posarsi sbocciando
in coalescenza di traboccante d’Amore, con la Verità/Realtà del Pantocratore,
Essente nella Gloria Perpetua della Gerusalemme Celeste.
Un libro d’Amore,
dunque, questo della Macchioni, scritto per, ed in nome, dell’Amore, che
intrattiene, congiunte in poetica estasìa trasfigurativa, estetica e teologia,
da tra-scorrere icona/poesia, poesia/icona come i grani d’un passionale rosario
fra le mani dell’Anima; l’Anima che, nella sua intima, invisibile compresenza, è
la cripta del corpo “in viaggio per nascere” – come
la Macchioni scrive – attraversando e assumendo “le cose del tempo” per
significarle trasformate e offerte in dono nel sacro tempio di quel
“tempopersempre” che nel “mare blu e profondo dell’esistere”, aspetta di
ri-solvere l’ “affilata e dolente”imperfezione della consunzione carnale,
sollevandola ed infine salvandola dalla sua transeunte “trappola” terrena
vicendevolmente con-sustanziata di “vita-morte-vita”. Ed è questa remissiva
attitudine alla fiducia che consente ad ognuno di lasciarsi andare ad affrontare
il viaggio nella vita per compierlo nella certezza di quel dono che “cresce
nel pensiero” per sciogliere il nodo dei giorni – aggrovigliati e spauriti
dall’inconoscibile ma ineluttabile termine – in una kerigmatica “Natività” dove
deporre, deconfinare e trasformare il lutto terreno di quel termine come
demiurgica fonte necessaria cui attingere per con-volare verso la gioiosa
ri-congiunzione nuziale con l’ ‘idemtitaria’ sapienzialità dello Spirito Santo
Paracleto, in cui l’intimo intreccio tra Logos (la Parola Eterna e Divina) e Sarx (la parola della umana provvisorietà
carnale) – lungi dalla aniconica impervietà dell’ebraismo e dell’islamismo – è
strutturale salienza del cristianesimo che proprio in Cristo configura l’ ‘icona
perfetta’ del Dio vivente altrimenti invisibile, come ci insegna l’Inno della
Lettera ai Colossesi (1, 15): e come l’ armoniosa materia artistica di questo
libro testimonia e innova con devota, commossa dedizione professandola dipinta
di poesia in quell’ “alfabeto colorato di speranza che è
la Sacra Scrittura”,
come ebbe a dire Chagall, pittore all’A. ‘prossimo’ d’anima.
“In orbita” nel
sentire creaturale della mente è allora questa ‘idemtitaria’, sapienziale
iconicità dello Spirito che final-mente “apre la porta” per essere
“ascoltata, accolta” e contemplata nella “visione frontale” del suo Volto:
sempiterna, “reiterata icona” della itinerante “storia dell’Anima” che in ogni
anima si reitera e s’incarna. Come congetturale architettura di divina
bontà/bellezza (nel Vangelo di Giovanni Cristo è Kalos, ‘il bel pastore’, dall’
ebraico ‘tob’, ‘bellobuono’) in questo poetico/iconico breviario ogni
raffigurazione è quindi simbiotica/simbolica-mente ri-proposta dalla Macchioni
come speculare stazione del lignum crucis che sale il calvario della propria
Gerusalemme, disponendosi al conseguimento della stazione successiva in una
scansione metatemporale che denota e dilata l’angusto spazio d’ogni singola
ascensione vitale nella cristica Provvidenza della generosa, gaudiosa
Oltremisura: l’Oltremisura riparata, con-segnata e con-sacrata nell’Offertorio
della Con-versata, Con-versale Grazia di questo insinuante e luminante libro,
seminato e coltrato di meditata devozione poetica, profusa e trasfusa con
suntuosa eleganza di dottrina nelle ecclesiali navate di pagine vibranti e
olezzanti d’incenso, immerse – e immense – di preghiera intagliata e scolpita in
tessere tramate d’oro e sangue con
la Passionale Fermezza e Purezza di un’antica tarsia, monodicamente corresponsiva.
Dall’Oriente cristiano, dove l’immagine ‘epifanica’ rappresentava il Divino, ma
anche ‘diafanicamente’ lo rendeva trasparente pur mantenendolo trascendente,
all’Occidente di Gregorio Magno quando ‘ancoraesempre’ si raffigurava per
con-figurare didatticamente il Senso numinoso/luminoso del perChé e perChi
vivere, la sterile ‘solitudinarietà’ vitale della ns.epoca desensata e
disumanata è ‘qui e ora’ in questo libro sottratta alla sua contestuale piovra
tecno-scientifico-mediatica che, intrisa di neopositivistico relativismo,
ignora e/o denega quel travaglio salvifico “che il dolore deve all’anima”,
dis-traendolo dal suo vano/insano rifiuto per ricondurlo al bonhofferiano
abbandono alla Carità della Fede e della sua Speranza: teologali, “passive
virtù” che, “respirando leggende” rassegnano e consegnano l’ “esistenza
frantumata/in momenti senza segno” (imprigionato nel “frastuono dei
messaggi/scavato, invadente” e quotidiano) annudandosi e annidandosi “cento
metri sopra il cielo” per compiersi, attraverso l’universale abduzione
dell’arte, nel “Chiostro grande” della estatica/estetica Perfetta Beatitudine
dove quella “umanità/che ci spetta” s’incontra e si ri-conosce nell’Infinito,
Maiuscolo, taumatico e taumaturgico Memento/Magistero dell’Amore Divino che
tutti ci redime e ci aspetta.
Questa pregevole,
inconsueta ‘plaquette’, dove ogni poesia misticamente realizza e di-mostra la
sua solidarietà d’intento e di senso corrispondendo ‘vis à vis’con ogni tabula
picta, impressa nei colori e nelle forme dettate da Dio, si propone ad ogni
lettore come uno speculare, frontale, con-fluente contrappunto
allegorico/egregorico del reale, con dotta sensibilità religiosa e raffinata
cultura mutuato e condotto dall’autrice (dalla ‘justissima tellus’ virgiliana
al ‘videmus nunc per speculum et in aenigmate’ di gotica, sapiente speranza)
fino all’artistica interazione ed attuazione del ‘sacro’ con/come esigenza
‘tuttora’ fondamentale per il cammino – non (o non solo)
evoluzionistico/darwinistico – dell’umanità: ed è proprio questa fondante,
insopprimibile esigenza, oggi ancora – e di più – insidiata e irrisa dai
‘soloni del nulla’, che
la Macchioni elegge a chiave di volta come fervido, fremente auspicio di
svolta al rinunciatario universo laicista che, insieme alla ‘dritta via’
dell’orientamento conoscitivo, spesso disperde anche l’ equilibrio valoriale del
suo stesso senso, vanamente deprivato di quella ricerca d’interiorità
coscienziale che, attraverso un irriducibile razionalismo a-teleologico, induce
e produce la progressiva degradazione di quella complessa, multanime pienezza
della dignità/verità della vita per cui possiamo dirci tutti univoci e
reciproci – ed allo stesso modo pur tutti unici ed irripetibili – uomini d’Anima,
de-posti in pegno nella comune casa del mondo che di Dio Pantocratore ha
l’Anima e il Volto.
marzo 2008
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Recensione |
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Il volto e l’anima
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poesia
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| Autori |
| • | Fiorella Macchioni |
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Edizione:
Edizioni della Meridiana
Firenze 2007 |
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| Saggio introduttivo di Giorgio Mazzanti - pp. 80 |
| prezzo: € 12,00 |
|
| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Literary nr.2/2009
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