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Dopo il prolungato intrattenimento con quest’opera di Sandro Gros Pietro – cui mi pare ben si addica la definizione di monografia antologica
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che con affascinante, elegante, calviniana consistency ripercorre e ripropone le
tappe , dagli esordi all’oggi, della poietica poetica di Liliana Ugolini, mi
corre innanzitutto il piacere di esprimere ad ambedue il mio compiaciuto
consenso per il sinergico, responsoriale, verticale risultato, realizzato nelle
solidali testimonianze di un sentire verticalmente teso, proteso e adeso a
presentare la complessa linearità degli atti e fatti esplorati, sperimentati,
raffigurati e rinnovati nel lungo, singolare viaggio intrapreso in progress
dalla nota operatrice artistica e culturale fiorentina, pluriespressivamente
visualizzato. In 180 pagine contenute in una pregevole edizione di sobria,
solida, armoniosa efficacia, Sandro Gros Pietro introduce, dispone e scandisce
l’ordito di quel viaggio nelle sue ardite tappe di scrittura, ove la
speriment-azione linguistica (imprevedibil-mente duttile, scenica,
caleidoscopica, fabulistica , mai intimistica) è con-naturale, con-notativo e
visivo strumento di sviluppo e promanazione della multifàtica creatività
dell’autrice.
Adesa e coesa alle feconde con-possibilità combinatorie in
cui si esprime la mutevole pluralità del divenire, l’operatività inventiva e
espressiva di Liliana U. è maieutico, dinamico, analitico, inventivo intervento
– intervenzione, mi viene da dire – sempre analogicamente e dialogicamente
congegnato per consegnarsi alla comunicazione attraverso la saliente mediazione
d’una de-moltiplicata, maieutica visibilità, orgogliosa, disinvolta, convinta e
convincente nella strategia della costante, de-strutturata, inquisitoria
esibizione della sua inesauribile, paradossale plurinovità linguistica.
Seguendo, segnando, replicando e ri-nominando in un paradosso artistico
cifrato e siglato dal piglio sicuro di un disincagliato, esasperato, simbolico,
surrealistico, miniaturistico, pre-scientifico rigore, il quotidiano teatro
della realtà rappresentato nella sua scenica finzione, (ove finzione e realtà
sono epistemiche funzioni, funzionali allo stesso, fallibile – e sempre fallito
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azzardo conoscitivo) Liliana con-nota, de-nota, scardina e scandisce ogni
tentativo dell’intento gnostico che vanamente pretende di apprendere e approdare
a quel “fine” maiuscolo che regge e governa - inconoscibile – la caotica
complessità occlusa nei gironi dell’immanente mutevolezza del comune laboratorio
del mondo, trasferendo e recitando quel mondo stesso ‘en travesti’ nel teatro
plurimo della sua poesia: favola dello spettacolo, là dove un palcoscenico fa
vita, come appunto lei scrive. Visivamente – e mi preme sottolineare
nell’avverbio quella sensività del vedere che è, più che fil rouge, animico e
mimico obbiettivo che mette a fuoco la poiesis di tutta la produzione della
nostra autrice – visivamente, dunque, plasmata nella poliedrica imprevedibilità
di parossistici, semantici fuochi di artificio, Liliana ne rielabora le
percezioni e suggestioni intrecciandole con arguta astuzia in magistrali
proposte di comiche commedie, tragici drammi e sarcastiche pieces. Fra ludo e
mito, avanguardia e classicità, monito e fiaba, prospettiva e memoria,
neologismi, parossismi e tecnicismi si combinano in di-vagante ed
extra-vagante eleganza per alludere, replicare e testimoniare, nella sinergia
d’un exemplare abuso lessicale, l’enigma altro del mondo, sempre oltre
l’ordinario uso che di quel lessico si fa nell’ordinata consuetudine della
comunicazione quotidiana.
La strategica, inventiva, performativa recherche di Liliana
U. mette dunque a fuoco l’egregorica key word del suo poetico game language
mandandone in scena la ri(e)dizione frammentata, contaminata, esasperata dal
contatto con l’esasperazione della franta attualità fenomenologica del mondo,
per avocare, ri-battezzare e liberare words e world, (parole e mondo) dalla
delusione della tentazione cognitiva nell’entropico, disincagliato, disinibito
rigore di un language esaltato nell’amniotica naturalità primigenia, dove
immagine e suono sono indissolubilmente, kerigmaticamente pro-fusi e con-fusi.
Nel suo accarnato teatro di marionette coattiva-mente
animate dall’umana illusione della libertà di poter scegliere le mosse per
orientarne e determinarne il destino (già invece praeter-determinato in ogni
filo) l’unica azione esercitatile è allora quella dell’in-vestimento nel
tra-vestimento per inter-loquire, per de-nunciazione collettiva, con la nuda,
frattale molteplicità del reale declamata, inquisita, dissacrata nella
sperimentale, esplorativa ‘intervenzione’ della rappresentazione.
Mi pare inoltre doveroso accennare ad un’altra peculiare
salienza dell’operazione policulturale di Liliana U.: in diverse sue opere (in
particolare L’ultima madre e gli aquiloni, Imperdonate, Spettacolo e
palcoscenico, Marionetteemiti, La pissera, Liliana U. ri-sistema la
condizione femminile sia fuori da ogni agiografico ginecèo che dalle gabbie
d’ogni femministica reductio, ri-consegnandolo alla generosa, impavida matrice
di una maternalità solida-mente solidale, ove la donna è avanti a tutto persona
che, attraverso la sua costante testimonianza d’amore, accoglie, custodisce e
tramanda, ac-carnando, pro-rompendo, ir-ridendo e s-con-sacrando le feroci
consacrazioni perpetrate come tragiche trappole catartiche nei ricorrenti corsi
d’una storia al maschile, dove la donna è stata sempre costretta a scontare la
colpa dell’intraprendente Eva primigenia.
Lungi dal costituire un organico riassunto per frattali della
multiforme, multifocale letteratura ugoliniana, questa rassegna antologica ne è
agile e pregevole, testimoniale compendio leggibile e godibile in un solo piano
sequenza, nella sua ‘implessiva’ unitarietà d’insieme sensitiva-mente sapiente e
verticalmente ostesa/estesa per r-accogliere, de-cantare e intus legere la
vitale esperienza fenomenologia con l’anarchica armonia della poesia: poesia
che accade e accede all’’imo’delle cose con la sua epistemica sorpresa, senza
cedere mai alle lusinghe dell’affollato banco di ordita e ordinata
mercificazione quotidiana, di cui la politica del potere (e viceversa) ordina,
ordisce, gestisce ed omologa al ribasso banco e merci. Dalla 1° parte, con il
coltissimo introibo di Gros Pietro, che segue e segnala con esegetica eccellenza
le tappe del sorprendente, pluriespressivo viaggio dentro lo scenico stupore
dell’interattiva poesia di Liliana U., l’antologia prosegue proponendone nella
2a parte, attraverso la mirata e sapiente scelta di alcuni testi-guida, le
singole opere cronologicamente sequenziali, da Il punto – la prima raccolta di
poesie stampata in proprio nel 1980, a La baldanza scolorata del 1993, per i
tipi di Gazebo di M. Bettarini e G. Maleti (con le quali Liliana U. pubblicherà
molti dei suoi testi successivi, in una feconda, responsoriale collaborazione).
In proposito, seguono infatti, Flores, con presentazione di F. Manescalchi
– dove appaiono le riproduzioni degli acquerelli della sorella Giovanna,
pittrice di squisito talento e meritata fama – Bestiario (e siamo al 1994);
nel 1996 Fiapoebesìe/vagazioni, con riproduzioni di disegni al pc di M. Zoli,
che poi compariranno ancora nei libri di Liliana, e Il corpo-Gli elementi,
quest’ultimo per le edizioni Masso delle Fate. Nel 1998 compare, per
Polistampa, L’ultima madre e gli aquiloni, con singolare postfazione/epistola
di F. Manescalchi, silloge dedicata alla sorella ed al fratello, ed ancora
Celluloide con un inedito collage di vari materiali assemblati a mano e due
disegni di G. Fiume applicati singolarmente su ogni copia/esemplare unico; poi
Marionetteemiti, da cui è stata tratta una mise en espace con G. Merli e
S. Cesaroni, con le quali inizia un felice sodalizio teatrale, cui si unirà poi
anche R. Gentili. Nel 2001 incontriamo Pellegrinaggio con eco (di nuovo per
Gazebo), una silloge di poesie dedicate a Firenze, poi andata ripetutamente in
scena, nel 2002 Imperdonate per le edizioni Morgana, con commento creativo di
G. Broi e digressione sul tema del perdono del filosofo P. Vannini (testo mise en
scène dalle stesse collaboratrici – attrici e scenografe – citate).Correndo
incontro ai più recenti giorni, nel 2003 troviamo La Pissera (Ripostes edizioni.),
caustico libro di narrativa scritto a 6 mani con M.P. Moschini e R. Lo Russo, e
Spettacolo e palcoscenico per i tipi di Campanotto, opera divisa in due
parti: la prima rappresenta il palcoscenico della molteplicità fenomenologica
quotidiana, la seconda consta di una serie di preziosi monologhi classici.
Nella terza parte, ad ulteriore, visivo compedio dell’opera, Gros Pietro riporta
la “vita e poesia per immagini” di Liliana Ugolini, attraverso una sintetica,
ma saliente biobibliografia ed una serie di piacevolissime fotografie tratte
dal repertorio familiare ed artistico, in occasione di presentazioni e
rappresentazioni delle sue opere.
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Recensione |
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Liliana Ugolini. Poesia, teatro e raffigurazione del mondo
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saggistica
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| Autori |
| • | Sandro Gros Pietro |
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Edizione:
Genesi Editrice
Torino 2005 |
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| pp. 192 |
| prezzo: € 20,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Literary nr.6/2006
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