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Intervento in occasione della
presentazione alla
"Galleria Pio Fedi"
Firenze, 12 novembre 2004
con Giuseppe Baldassarre
Dopo lustri e
lustri di intensa passione per i colori delle cose del mondo, trasferiti e
contemplati nell’intima amicizia della tela, giunto all’apicale fertilità della
sua vocazione, l’artista pittore Roberto Ciabani ha posto – non deposto – quella
sua sazia, tracimante vocazione, nel mobile approdo di una storia speciale,
“un’altra storia”, una storia di poesia in poesia, immessa e immersa nella
sovraeminenza del tempo, disarmato dei suoi futili dardi: un tempo amicalmente
alleato, che prepara e ripara senza diffidenza né prepotenza ostativa
l’accoglienza di ogni suo attimo in sentimento condiviso di “travolgente
armonia”.
E’ quest’armonia
che, in arcobaleni dipinti di parole, accoglie fatti, presenze e cose nella
comunione dell’artista con la propria e l’altrui identità, a spasso nel
‘dappertutto dove’ che Ciabani chiama “il roseto dei ricordi”: pensante
permanenza tenuta per mano da quel sentimento – ormai desueto, se non addirittura
dismesso nella globalizzazione dell’indifferenza – detto “Meraviglia”, e che qui
egli poeticamente recupera e ri-nomina “complicata follia”, proprio scrivendola
con la maiuscola.
Meraviglia
sovrana, dunque, sale del mondo che “di corsa”, in difesa del “giusto
sentire”, nell’ascolto dei brevi momenti felici della vita, “senza temere
l’ansia/dei giorni dispari” prepara e avvolge il sogno di un futuro acceso di
fremente, concreta speranza: solo nella indefinita con-possibilità del sogno,
infatti, “niente è deciso”per sempre, niente è imperativo assoluto, ogni
giudizio è sospeso, rimandato, demandato, riparato, appunto, in quella mutua
risposta che ogni volta dispone – non oppone – “diverso il metro per giudicare”
per “indossare/un nuovo sorriso” e con-dividere il “niente bellissimo e
nostro” della permanenza del tempo, provvisorio nel ‘qui ed ora’ da bere
insieme, prima che “si perda/assurdo/in un bicchiere di bianco”.
Homo viator nel
cerchio aperto di tutte le sue migrazioni d’anima, “contento” – com’egli scrive
nel suo confiteor all’inizio del libro – di esserci ed essersi commosso, cioè
con-mosso, “di fronte a certi fatti” della sua vita, partecipando con tesa e
adesa, eppur sospesa, quasi mistica attenzione, a tutto il munifico repertorio
del bellissimo ‘petit rien’di atti, eventi, sensi e sentimenti presenti nella
quotidiana epifania del mistero in cui il tempo “fatto di minuti” s’invera
diventando attimo/atomo d’eternità, il pittore-poeta Ciabani ha visto accendersi
e brillare la stella dell’”ora” in ognuno di quella sterminata teoria di
atomi/attimi, e allora “presto”, senza esitare l’ha docilmente seguita,
trasferendola abitata d’emozioni alla sua “meta reale” in questo quaderno di
tersa e detersa, trasparente, sommessa e commossa ‘ut pictura poiesis’.
In traduzione
simultanea al fare della mente che – scriveva Schopenauer – ‘lascia fare alla
mente’ , Ciabani si lascia andare così al sentire della sua mente, là dov’essa
lo conduce iniziandolo all’infinito possibile e compiuto di “un’altra storia”
d’arte, scritta su quella tela dove ogni colore è affidato e svolto nella
dinamica immagine del verso, fuori da qualsivoglia pretesa/ vincolo di
letteralità che vorrebbe imprigionare il divenire vitale nella
rappresentazione di valori assoluti. Così, con-muovendosi insieme ai colori suoi
versi, egli si lascia andare sconfinando, senza mai ostare, nel mobile approdo
della “bella religione che nessuno vince”, la religione inerme dell’ora, “con
tanti Dei/ quanti si possono vedere e rattenere” nell’arte del “dolce sentire”
che guida il “prima e il dopo” di ogni pensiero nell’abbandono all’immanenza
dell’attimo: solare caos, acceso dal “Grande Architetto” dell’universo nel
gioioso ordine dell’armonia.
Scade ogni
giorno “l’emblema del saggio” – scrive Ciabani – che nello stormire di “un
sogno qualunque”, chiama a raccolta il perpetuo pellegrinaggio delle idee dal
santuario della mente, simbiotica al suo tempo e “sull’attenti” attenta alla
scissile inezia dell’ora: “ora, dunque, ma presto” nella irripetibilità che
unifica e munifica la responsabilità dell’essere nel divenire della
responsorialità, dove con-vivere per con-dividere quell’ “attimo/nel cielo di
nuvole in fiore”, e dove “sarà/ forse il domani/un frutto fantastico” da
gustare nella laica sacertà di tutte le “piccole cose di grande valore” nella
“gioia turchese” intanto immaginata iniziando l’umanità al “pacifico incontro”
di quella fraternità dell’amicizia in cui dire all’”uomo accanto” “vieni, ho
bisogno di te”, “il mondo è grazioso e importante/se tu sei presente”, ed io “ti
ringrazio di/esistere”.
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Recensione |
| Un’altra storia |
|
poesia
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| Autori |
| • | Roberto Ciabani |
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Edizione:
Polistampa
Firenze 2004 |
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| pp. 136èill. b/n |
| prezzo: € 12,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | Anna Maria Guidi |
Pubblicata su: Literary nr.2/2009 |
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