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Non si discostano, questi racconti della seconda serie, da quelli del primo volume, Il colore dei morti . C' è, tra i due testi, affinità di argomenti (senso dell'horror del brivido del mistero, atrocità, scene repellenti), di ambienti (percorsi tortuosi, labirintici, campagne incolte, vecchi casolari cadenti, cimiteri, tombe aperte che mandano odori nauseabondi, strade dismesse, fabbriche abbandonate, acquitrini, boschi nascosti alla vista dei passanti, posti isolati frequentati da persone ambigue), di situazioni (individui non del tutto normali, tipi originali, corrotti e spregiudicati, che si isolano dalla comunità per sottoporsi ad esperienze aberranti le quali si rivelano vere e proprie mostruosità); si procede nella lettura con un senso di "suspense", timore, ripugnanza.

In I corpi decadenti , però, le tematiche sono a più ampio respiro, abbracciano un orizzonte più esteso e vario e alcune volte – non spesso – il contenuto si rivela toccante in senso positivo, distensivo ("Festa paesana"), lascia intravedere non un finale tragico o drammatico ma uno spiraglio di luce, un filo di speranza (In I corpi decadenti, ad esempio, il protagonista che racconta riesce ad uscire dall' orribile sotterraneo, prigione di sepolti vivi, e ad inoltrarsi, o meglio a sbucare, in un bosco, a riconquistare la libertà, a respirare, di nuovo, aria pura). Nanni è dotato di fervida fantasia, forte potere creativo. Con le sue vive descrizioni fa apparire reali eventi che sono frutto dell'immaginazione e della sua attività onirica. In questo è abile maestro. Egli si diverte a stupire, a creare imbarazzo, ad infondere terrore, a provocare sconvolgimento psicofisico. Gli spettacoli che egli descrive non sono sempre quelli cui ha preso parte realmente, ma quelli creati dalla fantasia o ricostruiti nel pensiero.

Strano: mai i protagonisti si mostrano allegri, mai ridono: sono sempre seri, tristi, sospettosi, infelici, rassegnati; mai conducono una vita tranquilla, serena, all'insegna dell'ottimismo: nei loro volti, e nell'animo, solo sofferenza, paura, perversione. Le scene macabre, le atrocità si svolgono quasi sempre di notte, al buio o con poca luce, e ciò accentua il clima spettrale dei luoghi in cui esse si consumano. Antidoto alle mostruosità umane è la natura che viene presentata nella sua veste reale, idillica e poetica, rifugio di pace.

I personaggi parlano per lo scrittore, esplorano il suo mondo interiore e ne fanno emergere angosce, problemi esistenziali, concetti filosofici, teorie scientifiche. Importante, dal punto di vista scientifico, il racconto "Le chiavi dell' universo". Il protagonista scende – nel sogno – nelle viscere della terra, ne osserva particolari allucinanti, forse veri, e poi risale e si ritrova in un sottobosco, ai piedi di un cespuglio, «Mi assopisco accanto a una radice coperta di muschio» dice «Potrei scivolare via... ma preferisco dormire... finché verrà la primavera». E' rinato, nelle sembianze, non di uomo, ma di altro animale, uno di quelli che cadono in letargo. Metempsicosi?

In "Sardanapàlo" e in "Flora" si leggono passi "spinti" d'un realismo sconcertante, episodi d'amore perverso che fanno rabbrividire. Si accenna di frequente alla morte, vista come liberazione non solo, anche come tortura ("inferno interiore" ). Da "I morti": «Una notte ho pensato: se il cervello con un minimo deterioramento può creare immagini spaventose, figuriamoci cosa succederà alla morte. Le cellule si deterioreranno per gradi... creando progressivamente immagini sempre più orribili, fino all' inizio della putrefazione, la soglia dell' inferno, per sprofondare in un abisso di mostruosità inconcepibili, ma questo solo ed esclusivamente dentro di noi, come a dire che ciascuno di noi avrà un proprio inferno». E' affrontato anche il tema di Dio. Così in "L' antico orto": «Non esiste nessun dio ma soltanto una materia cieca che crea o distrugge con assoluta indifferenza, e i sentimenti sono un inganno, e tutto ciò che riteniamo spirito è pura illusione». In "la comunione": «Dio... un pensiero non facile da accettare... Come si può credere se si compiono tante orribili azioni?».

Significativa la dedica: allude alla situazione paradossale dell' uomo: «E' come se un creatore di estrema crudeltà psicologica ci avesse inculcato un'idea di bellezza e perfezione per poi distruggerla con la malattia e la morte» (da Corpus). un creatore, dunque, sadico, cattivo, che si diverte a spese dell' uomo, suo burattino impotente a reagire.

Perché – mi chiedo – questo "compiacimento" di Nanni a registrare, con realismo e dovizia di particolari, e suscitando disgusto, tutto quanto costituisce, per molti, materia di rigetto? "De gustibus..." mi si risponderà.

Qualcuno ha affermato che noi, nel nostro comportamento esteriore, dimostriamo di essere il contrario, l'opposto di come siamo dentro. Chi appare buono è cattivo e viceversa. Sarà vero? Credo che il Professore Nanni, valido critico e valido scrittore nonché sagace psicologo, abbia avuto uno scopo preciso: rimuovere dall' inconscio tutto quanto vi è di negativo e di brutto: le paure, le tendenze alla crudeltà verso se stessi e verso gli altri, il sadismo, la brutalità, la perversione, l'orrido, il dolore, l'angoscia; liberarlo da ogni male e tendenza anomala, "ripulirlo", guarire l'uomo e riportarlo alla normalità, allo stato primitivo di perfezione e bellezza.

Egli ha fatto esperimenti su se stesso e sui personaggi dei suoi racconti, è stato cavia e psicoterapeuta.

Recensione
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