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Molteplici gli argomenti che Nanni affronta, ma la sua propensione è per fatti – reali o immaginari – che si narravano (magari di sera, presso il camino) in un passato lontano (il Medioevo, ad esempio) ma anche in un passato recente (prima e dopo la seconda guerra mondiale). Non favole o fiabe con fate e principi azzurri o con streghe (di queste si scriveva molto nel Medioevo ma il nostro autore non vi accenna nemmeno), non storie d'amori infranti o sogni realizzati, ma episodi che partono dalla realtà quotidiana dell'uomo, dai suoi problemi esistenziali, dal suo sforzo ininterrotto di scoprire – senza riuscirvi – il mistero della morte e dell'Aldilà.

E' proprio ciò che rende originale il nostro autore, che lo distacca e differenzia da tendenze e gusti di altri autori contemporanei. Egli si esprime in prima persona, in forma diaristica, e sembra che stia raccontando avvenimenti suoi personali, il che fa apparire ancora più autentico, più scientifico, quanto viene descritto.

La maggioranza degli episodi si snoda nel lugubre (cimiteri, cadaveri, fosforescenze notturne, incubi), dà un senso di sgomento e paura, di suspense, ma resta sempre aderente al vero, magari un po' gonfiato dalla fantasia, dalla fervida immaginazione del narratore che, come gli uomini di una volta e non solo, si pone domande alle quali non riesce a dare risposte e, come loro, formula ipotesi (fantasiose) che finisce per accettare come vere.

Come esempio, estraggo l'interessante teoria di David (da "Colui che viene dalla morte"), una teoria che potrebbe essere il pensiero dell'autore: «Ero inumato in terra...Con la volontà dovevo far riprendere al corpo le sue funzioni...Cominciai ad assorbire materia da ciò che mi circondava...finchè il corpo divenne capace di agire» (David trasferisce ogni particella del corpo dell'amico nel suo per rigenerarlo).

Luciano Nanni si riconosce più nell'antico che nel moderno, ama spingersi in luoghi solitari, ambigui e misteriosi, raggiungere paesi abbandonati, intrufolarsi in vecchi casolari, monasteri, case disabitate, zone acquitrinose, curiosare in essi, ritrovare testimonianze della sua infanzia, di tempi in cui si respirava aria pulita e si viveva nell'integrità dei valori, ma è anche un progressista, non disdegna i gusti dei giovani moderni (senza averne l'intenzione ripiega, di tanto in tanto, nelle descrizioni "ripugnanti" di Dario Argento – l'ho già scritto in altra recensione), evidenzia – e su di esso ironizza – il modo di procedere delle attuali precarie situazioni burocratiche.puntualizza i metodi indegni che non si giustificano in nessun modo: "Arthur sente uno scatto secco, prova una sensazione di vuoto, come se la terra gli mancasse sotto i piedi...Sta precipitando nel pozzo senza fondo" ("Burocrazia").

La lettura ti "prende", ti coinvolge, t'invita a meditare sul senso del mistero che affiora piuttosto spesso tra le pagine, ti affascina per l'acuto spirito d'osservazione dell'autore e la descrizione viva di paesaggi ambienti atteggiamenti stati d'animo ed altro, ti fa rabbrividire per certe scene terrificanti ma...non ti lascia del tutto soddisfatto. Perchè? Nanni si diverte (ed è questa una sua ulteriore bravura) a provocare la reazione del lettore: non dice come andrà a finire, lascia ogni racconto "sospeso"...E tu resti con il libro aperto in mano,  ad aspettare una conclusione che non c'è, che devi indovinare o inventare, "che devi dedurre" egli ti suggerisce attraverso un messaggio che ti giunge dall'intuito.

Recensione
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