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La ragione e il sentimento nelle opere di Leonardo Selvaggi

Intensa la produzione letteraria e poetica di Gabriella Frenna; procede di pari passo con quella esegetica. Sono tanti gli scrittori di cui ella si è occupata per esaminarne le opere ed esprimere giudizi obiettivi, valido contributo per la storia della letteratura contemporanea in quanto permette di conoscere meglio scrittori già noti e di scoprire i più recenti, quelli emergenti. Questa volta s’è soffermata su un personaggio che si è imposto all’attenzione del mondo della cultura per la sua ecletticità, per le sue numerose pubblicazioni di prosa e poesia, soprattutto per i suoi testi critici.

Già dal titolo, La ragione e il sentimento nelle opere di Leonardo Selvaggi, s’intuiscono l’equilibrio psicologico e la statura morale dello scrittore lucano, trasferitosi a Torino per motivi di lavoro, il cui attaccamento alla terra natia, “luogo di rimpianto e nostalgia”, e il ripudio per il capoluogo piemontese, “residenza coatta, senz’ anima”, traspaiono da ogni suo scritto (Da “Il mio esilio”).

In che modo Gabriella Frenna conduce la sua disamina? Dopo la “Presentazione” di Fulvio Castellani e l’“Introduzione” di Tito Cauchi, la scrittrice scrive una sua “Introduzione” nella quale traccia un quadro generale del protagonista mettendone in risalto qualità, tendenze, importanza, note critiche stese per lui da personalità della cultura nazionale e internazionale. Due sono le parti del testo, la prima con riferimento al sociale, alle origini e alla carriera del Selvaggi, la seconda invece alla ricca personalità culturale di lui. Nell’ “Analisi sociale” è tratteggiata la figura dell’uomo giudice imparziale (il Selvaggi) che interpreta il pensiero e l’agire della società e ne condivide l’onestà, la giustizia, la coerenza, mentre ne condanna la discriminazione, la corruzione, i soprusi. Evidenzia più volte il divario esistente tra il Nord e il Sud d’Italia e lancia un appello alle istituzioni perché s’adoprino per risolvere l’annoso problema.

Veniamo a conoscenza, nei particolari, della terra d’origine del Selvaggi, della sua famiglia, dei suoi affetti e del suo rigetto per la fredda città di Torino nella quale egli “è stato per quarant’anni Dirigente Superiore della Biblioteca Reale e dell’Università Nazionale dei Beni Culturali”

Nella seconda parte c’ imbattiamo nello scrittore poliedrico (storico, critico, poeta), profondo, al quale nulla è indifferente, nulla sfugge di quanto fa parte dello scibile.

Il saggio, completo sotto tutti gli aspetti, è utile per chi vuole acquisire una conoscenza chiara ed esauriente del Nostro.
Recensione
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