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La voce di dentro

Ricordi, nostalgia e rimpianto emergono dalla silloge. Ritorna, il poeta, ad un tempo scomparso ma rimasto vivo nella memoria, un tempo agli antipodi, sotto tutti gli aspetti, da quello contemporaneo. Egli fa un salto a ritroso, nella fanciullezza, ritrova il suo “milieu” autentico, rivive i disagi di quegli anni di guerra, il calore della famiglia unita nell’amore e nel lavoro. Si rivede in una brutta giornata d’inverno, col freddo il gelo la pioggia, il vento che «i rami schiaffeggia degli ulivi» mentre, seduto presso «un piccolo tavolo zoppo, su una sedia malferma e senza paglia», egli studia, rubando la poca luce che penetra dai vetri, «fino al calare delle ombre, fino a che non si spegne il fuoco». Rivede i suoi cari, stanchi dei lavori dei campi, attorno al desco, e poi di fronte al camino che riposano e sonnecchiano. «S’andava a letto, su miseri giacigli, quando si esauriva la luce della candela e quella del focolare». Erano tempi duri, tristi, quelli che precedettero e seguirono la seconda guerra mondiale. Disastri ovunque, campi incolti, sporcizia, malattie, fame, miseria.

Quando i cannoni sparavano , egli era in una grotta. Ricorda la morte d’un soldato amico: «Aveva i capelli biondi, smunto il viso ed il sorriso». I borghi antichi, i monti i boschi le valli, raccontano la loro storia, una storia di desolazione, irreale per i giovani moderni. «Nessuno mi crederebbe» afferma il poeta «se raccontassi la storia del mio passato». «Quanto impegno ci cadeva / addosso per la famiglia: /non eri pago se la serenità / non trovavi a sera». I giovani, oggi, attendono «le ombre della notte, dietro l’angolo, per drogarsi». Una volta non era così. I valori erano in auge. C’era rispetto e senso di responsabilità, spirito di sacrificio e di abnegazione. I figli rispettavano i genitori e non si ribellavano alla loro autorità. Più volte Brandisio Andolfi ricorda il padre che «allegro transitava per la campagna»: «Mi aspettava nella vigna/ per la brocca d’acqua fresca / …mentre ormeggiava con i suoi attrezzi e mi sorrideva felice ». E conclude: «Me fortunato, Padre, / se ti ho avuto maestro anche nel ricordo / col tuo sorriso e lo sguardo felici ». L’uomo trova la pace dell’animo in seno alla natura, nei suoi silenzi, nel suo verde riposante, nei suoi colori e profumi, nei canti armoniosi degli uccelli, nella poesia dei fiori, dei boschi, dei monti, dei rivi, del vento, dell’azzurro del mare e del cielo, nel sole, nelle notti di stelle e di luna. Il poeta racconta le sue passeggiate campestri e i suoi viaggi, in particolare quello “Attraverso l’Abruzzo Peligno-Marsicano”, un percorso straordinario – che non mi è nuovo – tra natura e arte, civiltà antica e moderna, paesi arroccati su cocuzzoli o adagiati nelle valli, corsi d’acqua e le stupende catene appenniniche della Maiella e delle Mainarde.

La raccolta si chiude con delle liriche che Andolfi dedica ad alcuni degli amici suoi più cari: Silvio Craviotti, Corrado Gizzi, Marcello Montanaro, Salvatore soldato di pace, Luigi Stecchetti ed altri.

Recensione
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