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Figura e Parola, significante e significato di una realtà da decodificare attraverso codici di segreti esistenziali decifrabili e risolvibili.

E’ l’antinomìa la chiave di lettura della vita terrena, “sullo sciamano | i giorni e gli sguardi | della carne calpestata”.Nell’antitesi tra cielo e terra si schiude la ricca gamma di esperienze sperimentate tra i due antipodi,suggestive figure e penetranti parole riferiscono ciò che si riscontra nel tentativo di raccordo dei due estremi “S’eclissano | le arcate dei monti | nel rifugio di nubi…chiatte per ponti | invisibili tra sugheri di reti”.

Parole spente nel silenzio, naufraghe, assetate di dimenticanza pervengono, in un’amara oscurità, al confine del contrasto, al limite dell’opposto, al superamento del tempo stesso. Alle frontiere del tangibile, la voce si evolve nella veggenza dell’eterno. Qui il corpo racchiude fonemi di un tempo andante, annunciando quell’edenica purezza, evocata da Paul Celan, menzionato dall’autrice stessa “…anima, tu eri | nell’etere, fra tutti | quei soli scagliati | a raggera”.

Adesso la Rando prosegue il tragitto avviato in Immane tu, riuscendo a distinguere ciò che allora era ancora indistinto. Ecco che, come sprazzi di rugiada, i fonemi dissetano la routine quotidiana, che però sovrasta e si afferma nella stasi del sapere ”Di quiete l’anfora | sotto l’arco del cielo | s’inonda | nel gelo dei monti | anche i sapienti | tacciono; eufemismo questo di una travagliata corsa interiore sull’unico punto che conduce sempre più in basso, disorientando e ribaltando così ogni percezione.”le forze delle tenebre | con la beffa d’un sorriso | sulla riva s’espandono | e per malattia d’orgoglio | disperdono fantasmi e larve | nei doveri del mattino”

Ma la parola riscatta, nel canto, l’acuto dolore, regalando sincronismi d’insiemi di astrale bellezza “sensazioni e sillabe | pensieri e frammenti | di stelle”.

Antistante alla sofferenza, la gioia infiamma la passione d’esistere,diviene forza e libertà di una fragile mente che annulla, in tal modo, ogni sterile raziocinio di un io inquieto.“Oltre ragione | la passione d’esistere | si libera nel tripudio di parole”.

Sul confine della fine si trova l’origine dell’inizio, nell’antinomìa si annidano risposte segrete; è il contrasto che spiega la controparte, è “il barlume dell’istante | che scade” a richiamare l’eterno.

Nel folle superamento della ragione esiste l’entità vera ritrovata, dove “divampa il verbo dell’anima: | Fede, mia folle ebbrezza…nella cenere delle ossa | indelebile segno | la parola dell’essere: | vivere.”

Inversione e anastrofe, tra latinismi e uno sporadico stile nominale, narrano la Parola che richiama la Figura, resa sonora da allitterazioni musicali “Silente e antica la Parola | risuona oscura come eco lontana”.

I suoni secchi e sibilanti del dolore sembrano frusciare nel soffio che “camuffa i sogni | in fuga dalla terra”, mentre gli effetti chiaroscurali “sul tetto nero del tempo | cupole d’oro” producono coreografiche luci e ombre che rendono visivi pensieri e sentimenti, definiti nella figura in movimento e espressi dalla forza evocativa della parola.

Il tutto regala magistrali scene, artisticamente create dalla sapiente regia dell’autrice.
Recensione
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