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Il mare, la rocciosa terra, un maniero desolato aprono suggestivamente la scena al tempo, nel suo movimento circolare, in cui la fine, coincidendo con il suo inizio, avvia lo – statico fluir | dell’Universo.

E’ così che Vibrazioni di Giuseppina Rando racconta come la realtà interiore tenta di cogliere il significato del legame tra l’io e la realtà esterna, la cui istantanea percezione innesca il diapason delle vibrazioni, delle forti emozioni che si fanno parola.

Quando il canto della roccia atavica illumina un intrigante passato che riemerge – pareti di roccia cantano … anabasi e catabasi | di solitudine riarsa – ricco di storia e di dolore – nel vuoto del silenzio … pirati saraceni e bivacchi | di briganti all’unisono | col movimento della vita | con la libertà | d’innocenti e malfattori – e mentre – il pastore esule … favoleggia – nella terra primitiva, ecco che le acque dello Zingaro si intingono di – malinconia e crudeltà – ; metonimia questa di un’anima girovaga, intrappolata in un sogno inaccessibile che brama la terra smarrita.

Immediato è il richiamo alle immagini ungarettiane, di chi, straniero, ricerca un paese innocente, per godere – un solo minuto di vita iniziale – .

L’occhio, nel cogliere la realtà circostante che sembra precludere libertà e sogno – abbozzi di voli | … nel sentimento sospeso | della desolazione … senza utopia | ristagna ogni vita … fragile libertà minata | fatta per essere perduta – e, richiamando le epifanie di Joyce, profetizza – la verità della vita … nella visione di un istante | nello spazio di uno sguardo | nel sospiro di un petalo – .

Nell’abbraccio del tempo terreno, il passato, il presente e il futuro s’incontrano – sulla porta del crepuscolo – . Qui la morte non esiste ma si verifica la vertigine del ritorno: lo zingaro approda alla sua terra, al suo agognato traguardo – Profili altro | forse di tepore antico | chiama altrove | … Profilo altro | forse di saggezza antica | chiama altrove | ; in un gioco di parole che racchiude la parola amore.

Paradossalmente qui c’è vita – si fa pienezza al fiorir | della rosa sulla lapide | finalmente si realizza il – passo di danza della Vita – . L’anima girovaga, tra affanni e desolazioni terreni – al tripudio ritorna | Torna all’Inizio – ,nella purezza di vita paradisiaca.

Seguendo il percorso tracciato nelle raccolte precedenti – Immane tu – e – Figura e parola – la poetessa riesce qui a congiungere i due estremi del tempo, l’antitesi tra cielo e terra, in una dimensione atemporale dell’anima che – in chiaritate di morte … lieve rende | alla terra il respiro | alle stelle il canto | al vento l’amor | .

Adesso il legame tra l’io e la realtà esterna vibra di meraviglia.

Schegge di versi roventi, ricerca di parole sonore che nella loro essenzialità dipingono incisive immagini del tempo terreno ed eterno; metafore in musica che stridono nel dolore e vibrano nelle emozioni, sono racchiuse nell’incantevole poesia della Rando.

San Donà di Piave, sett.2007

Recensione
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