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«Attesa che il mistero si riveli, e la rivelazione prenda dimora in noi». Vi è una certa sapienza nel dettato di questa massima apparentemente semplice risaputa, ma che cala nella realtà quale risonanza di maturazione pensata e vissuta. Ecco quindi configurarsi una storia di partenze e di ritorni, di naufragi e di approdi, dove s'intravedono luci di speranza e il clemente faro della Poesia.

Attraverso le ricorrenti oscillazioni, e le trepide attese per le «molteplici vie del futuro annunzio», giungere agli incontri brevi, acquietanti e felici.

Una poesia, questa riproposta dal Banchini spontanea e terrena, sobria e confortante, di ampio respiro e solarità. Dove se pure aleggia una malinconia suadente, una sorta di sofferenza condiscendente, soccorre premurosa la fiducia nel bene; e l'orizzonte fosco si tinge dei tenui colori dell'arcobaleno. Lo stile schietto, il verso snello e sonoro rendono tanto gli uomini che le cose come presenze esistenti, quindi affidate e piene di destino.

Recensione
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