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C˛ntame, nona

Dopo le numerose raccolte di poesia in lingua e quella in dialetto veneto del 2012, ritorna questo estroso “diario” nella lingua dei genitori, ma anche dell’autrice che si dimostra altamente padrona del linguaggio, usato con disinvoltura e partecipazione.

In “C˛ntame, nona”, al di lÓ del titolo, si narra ci˛ che viene ricordato di ieri e di oggi e in particolare di questa modernitÓ esasperata, sempre propensa ad adeguare a proprio uso e consumo persino l’idea di un Dio su misura.

Questo spiega la varietÓ dei temi trattati nelle singole composizioni, a volte con sottile ironia, altre volte con partecipata adesione alla precarietÓ dell’umano.

Anche se con verso libero, il ritmo e la musicalitÓ volteggiano tra le parole, garantendo piacevolezza alla lettura.

In merito alla grafia, la pronuncia personale dell’autrice, segnalata dagli accenti gravi sulle vocali “o” (c˛ntame, diret˛r, calier˛n, bandier˛ni, s˛ra, ind˛, frassi˛n, bal˛ni…) ed “e” (strŔto, drŔnto, carŔti…) rivela una accentazione fonica di area vicentina pi¨ che trevigiana, dove l’autrice vive da quasi 60 anni.

Inoltre Ŕ sovrabbondante l’uso di accenti su parole piane che non li richiedono (brassˇti, tŔra, vardÓr, sentýr, b˛cia, dýme, tabÓri, sýghi, ciÓra…) mentre, giustamente, l’accento va messo su parole sdrucciole (fÓrsene, brýscola, pŔrdare…); come pure non va messo l’accento sui monosillabi (pi, go…) e come va messo l’accento giusto in caso di aferesi (’na, ’l, ’e), perchÚ quello adoperato nei testi Ŕ proprio dell’inciso (‘).

Tutte osservazioni che, comunque, non compromettono il valore del contenuto del libro che, con un uso pi¨ attento della grafia, onorerebbe il dovuto rispetto della nostra amata “lingua veneta”.

Recensione
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