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El me Nadale

na nina de versi nel me dialeto

Il bisogno di canto dell’autrice di questa breve raccolta, ci viene incontro con l’eleganza di un adagio sul ritmo delle emozioni che nascono intorno all’incanto del Natale, dolze stajon che inpiza / sguizzi de carità (Bianco saor de neve - 2019).

Una profonda religiosità devozionale scorre tra i versi, svelando segnali di fede vera e profonda comunione con il mistero della nascita del Salvatore.

Sostenuta dalla personale esperienza della scrittura in dialetto, in poesia e in prosa, Lucia Beltrame Menini ha voluto raccogliere queste sue composizioni, scritte nel dialetto di San Pietro di Morubio (Bassa Veronese), ora in verso libero o polimetro, ora in endecasillabo, pubblicate anno dopo anno, su 25 numeri del mese di dicembre del mensile in dialetto Quatro Ciàcoe, a partire dal 1995 al 2019. Ogni testo riporta in calce il relativo glossario di alcuni vocaboli tradotti in italiano.

Riaffiorano, così, radici sepolte, sofferenze, sogni, affondi di cuore, desideri e pulsioni, proprie di un animo sensibile, orientato sempre alla quotidianità della vita.

Merito non secondario di questa raccolta, l’uso corretto della grafia, per ridare dignità alla parlata dei padri e nostra, sottraendosi alla frequente banalità in cui questa “lingua veneta” viene usata.

Se la poesia è dono, in questo caso il libro è anche augurio de on gran ben par sto Nadale / e che se sfanta el seme d’ogni male (Auguri! - 2004).

Ci uniamo al suo sentito e intenso auspicio di speranza.

Recensione
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