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Indagine sul male assoluto

L’incipit che precede l’inizio del romanzo crea sospensione di pensiero, turbamento, riflessione e dubbio: … chi crede di essere ciò che è / spesso cade in errore… Fedele a tale premessa, l’intera narrazione è costellata di dubbi, che l’abilità dell’autore fa sorgere di capitolo in capitolo. Sino alla fine dove il protagonista si licenzia dal lettore con una domanda decisamente amletica.

L’insieme è decisamente avvincente. Nanni stupisce, sorprende, trascina il lettore lungo un percorso che si snoda tra realtà, finzione e invenzione. Con parsimonia di parole. Sempre. Dall’inizio alla fine del breve romanzo, dominato da una partecipazione intensa e viva dell’autore ad ogni criminoso episodio, scorre tra le pagine un’aria di persecuzione nei confronti del protagonista, deputato, a sua insaputa, ad impersonare il male assoluto.

Poiché nel romanzo il protagonista principale, Ulisse Diena, coincide con il narratore, a noi ben noto, risulta difficile, seguirlo in modo distaccato, nelle vicende che si susseguono. L’imprevisto crea turbamento. Ci si chiede perché l’autore abbia scelto questo tipo di narrazione in prima persona e perché abbia portato all’interno figure di componenti di famiglia e congiunti stretti.

Sono domande che nulla tolgono al valore del libro, scritto con ineccepibile maestria, propria del narratore di provata esperienza e dello scrittore di gialli.

Recensione
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