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Cleoptera

Un orologio molle di Dalí scandisce un tempo circolare e dilatato in cui i confini canonici tra passato, "presente" e "il futuro del mondo" sembrano non rispondere a una consequenzialità precisa, sembrano persino sfuggire al rigore matematico delle "addizioni e sottrazioni" (anche questo titolo di una delle tre sezioni della raccolta).
Testo dopo testo ruotiamo tra reale ed onirico, costretti ad osservarci in un minimalismo che ci rispecchia ben più di quanto saremmo disposti a riconoscere:

..."nei sogni non ho mai nome: smarrite
le generalità e sconosciute le sembianze
sono di latta e madreperla
i sogni che faccio
di legno e muschio
di fumo e schiuma marina
di vetro infranto e cuore duro
poi mi ritrovo sveglio
con nuove schegge fra le mani
a giocare con vecchie ferite"

e ancora:

..."un'altra pozzanghera è adesso trappola
pensare alle scelte sbagliate
come: queste scarpe e non le altre
l'acqua è specchio metafisico
i muri dei palazzi sono facce sghignazzanti..."

Lo sguardo fotografico al particolare diviene sovente ritratto generazionale:

"...un'epoca di subcultura e gastrite
dove le navi annaspano alla fonda.."

e ancora nell'intero testo "etimologia"
che si chiude con:
"...abbiamo
il fiato corto senza neppure aver
corso"

Il bilancio, consuntivo e insieme previsionale, è affidato all'ultima sezione della raccolta: "il futuro del mondo" dove interazioni, sovrastrutture e comportamenti al limite dell'umanità trovano il loro efficacissimo compendio:

"...che cosa ne rimane di noi
che forse eravamo migliori di
adesso delle speranze frantumate
quei sogni evaporati nelle galassie
lontane che cosa ne rimane che cosa
rimarrà di noi se siamo ancora umani
che non lo sappiamo che cosa sarà
se diverremo noi stessi una catastrofe
che cosa di noi ma siamo ancora umani
?"

Recensione
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