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La casa bianca

In terre profonde muovono radici i versi di questa raccolta che sondano, con sapienza d'albero, per restituirci a legami ancestrali e ad altri cardini del motus mundi. Tra uno sguardo senza tempo alla terra e il successivo, c' spazio solo per l'abbagliante bianco delle case, quasi una ferita in pi agli occhi senza lacrime.
E' con un retrogusto che resiste all'amarezza che i ricordi si accasano in un equilibrio trapunto di contegno e un uso della parola naturalmente calibrato.
In bilico tra interno ed esterno, il tessuto delle contraddizioni umane perfettamente colto nei versi:

"Rifare l'intonaco una volta l'anno
che la superficie sia liscia, intatta,
senza un segno che racconti l'usura
o la morte che s'annida dentro."

e in perfetta simmetria in:

"Per rifare l'intonaco dentro
si aspetta che qualcuno muoia
per lavare la malattia dai muri,
rinfrescare le pareti, stanare
la muffa che sale dal pozzo chiuso,
quello murato sotto la camera
che ho scoperto troppo tardi."

L'esterno, intatto all'apparenza, a far da fittizio contrafforte alla voragine sempre latente all'interno, il bianco delle case che trascolora nei bianchi marmorei del camposanto, prima di un terreno "altrove" o di "una nuova pasqua/ che ci parli d'altre resurrezioni":

"I vivi non hanno nome, scelgono
la foto, il taglio della cornice,
si contendono la pietra pi bianca
che brilli nell'azzurro vuoto
dell'inverno, si comprano a rate
il posto, l'affaccio sulla strada
maestra, la nicchia da cui guardare
il farsi del mondo, anche dopo"

Recensione
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