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Notizie da Patmos

Cosa ci si può attendere da una raccolta poetica? Se non è facile rispondere a questa domanda pensando astrattamente a una generica silloge, lo è invece tenendo tra le mani “Notizie da Patmos” di Fabrizio Bregoli e la risposta è: moltissimo.

Questo libro è insieme: un atto d'amore, altrimenti inespresso verso un padre, un atto di dolore del non detto, una prova d'amore per la scrittura, per la poesia in tutte le possibili declinazioni (chimica, matematica, grammatica, fisica quantistica...) di cui è capace Fabrizio.

...Un dialogo tra un io e un tu raramente capaci di diventare un noi, un noi e un nostro che sono invece tra le voci più ricorrenti all'interno della raccolta, come se fossero proprio le parole a rimanere, per un interno sortilegio, sigillate sulle labbra . È allora la scrittura a farsi verbo (se non carne) come lo stesso Fabrizio scrive in “Vocabolario minimo”:

Se scrivo è per non dire, cabotare
il bianco della resa, i giorni miti
del nostro indocile armistizio. Scrivo
la vena innominata della pietra,
veglio l'angolo illeso del respiro
quel suo retaggio fossile.
Accolgo la voce spoglia, il suo sfratto
il corpo intatto del ripudio.
Scrivo di noi, di un verbo contraffatto,
del suo frutto disseccato
sul pegno delle labbra. Scrivo di noi
grammatica di un vento lapidato.

La poesia diviene così, l'anello di congiunzione, forse unico, tra questi due intatti territori d'oltremare (come lo stesso Fabrizio scrive in “Geografia di confine”), nella dislessia di un noi impronunciato.

Colpiscono l'estrema consapevolezza e la lucidità emotiva con le quali Fabrizio tenta di astrarsi da questo dualismo per riuscire a scriverne (non senza dolore: abusivo, ripudiato, riformato sono alcuni degli aggettivi associati all'essere figlio).

Non è un caso se gli unici colori nominati all'interno della raccolta sono il bianco e il nero (con l'unica eccezione dell'azzurro), non esistono infatti sfumature di grigio per l'incomunicabilità di questi due mondi. Tante le differenze e le distanze, pochissime le intersezioni se anche nella cura dell'orto minimo... la divisione è il solo nostro spazio (da “Il nostro spazio” a pagina 27) o in “Esercitazioni di Filatelia”: ...Nel cercarsi attento di mani e ciglia / pensarti padre, per un istante solo e ancora in "Comuni divergenze" ....Tu amavi fabbricarti le cartucce / con antica perizia di speziale

....Io invece preferisco la poesia, / la scienza bellicosa del disarmo....

Poesia dunque come terzo lato di una triangolazione scalena in cui l'amore è tanto palpabile quanto incomunicabile, al punto che alcuni testi, estrapolati dalla raccolta, potrebbero parlare non di un amore filiale ma di un amore più genericamente creduto non corrisposto o, più comunemente, non condiviso.

Da pagina 85:

Non si scrive d'amore, caro Rilke.
Se ne può dire solo per pudore
la luce impenitente dello scandalo
l'arteria dove si frantuma il legno.
Eppure che cos'è questo tacerne
se non per negazione dirne, ammetterci
imperfetti, cercarci oltre l'assunto
dello sguardo, quel sottinteso sordo?
Ed anche qui
l'amore lo si è scritto, in privazione
ipotesi che non si dà una prova.
Il nostro, un dimostrarlo per assurdo

Tra luce e buio, terra e cielo, io e noi, silenzio e parola (tutti termini molto ricorrenti nella raccolta) si gioca la tensione, verso dopo verso, nel tentare una catarsi e insieme una riparazione, un'algebra poetica, come lo stesso Fabrizio anticipa nell'incipit a pagina 11.

Nel lasciare al lettore il profondo piacere del circumnavigare "Notizie da Patmos" aggiungo, infine, che la precisione di linguaggio (quasi come se i versi fossero scritti su carta millimetrata) e le compenetrazioni interdisciplinari con le quali Fabrizio ci accompagna, dall'inizio alla fine di questa raccolta, fanno di questa silloge un solidissimo riferimento per chi si appresti al tentativo di contemperare poesia e mondo scientifico. Un teorema perfettamente dimostrato senza nulla cedere in termini di comprensibilità e di intensità.

Recensione
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