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Per una nuova didattica scolastica

Gli anni d’insegnamento della lingua e letteratura francese in ogni tipo di scuola di secondo grado, in Istituti d’insegnamento tradizionale  e in quelli ad indirizzo sperimentale, oltre all’esperienza all’estero, ai convegni e ai corsi di aggiornamento, mi hanno spinto a credere che è considerato sperimentale l’insegnamento che in realtà dovrebbe essere normale e che parecchi aspetti della didattica della scuola italiana di oggi non sono al passo con le più recenti scoperte in campo pedagogico.

In linea generale, le lezioni non dovrebbero mai essere di tipo nozionistico e l’allievo non dovrebbe imparare passivamente dal professore ma progressivamente e gradualmente arrivare alla conoscenza da solo, sotto l’attenta guida dell’insegnante nelle successive tappe della scoperta. Sicuramente un metodo di apprendimento così concepito richiede più tempo, ma è garantito che il protagonista non dimenticherà più ciò cui è arrivato impegnando in campo tutte le sue forze.

Per quanto riguarda la correzione dei compiti, per esempio, non si dovrebbe riportarli mai in classe già corretti con il voto: il ragazzo, si sa, è interessato solo a questo ultimo aspetto e tralascia l’assimilazione della comprensione degli sbagli che immancabilmente tenderà a ripetere. Una buona soluzione potrebbe essere quella di riconsegnare gli elaborati senza voto, sottolineando gli errori senza correggerli: sarà l’alunno stesso a cercare d’interpretare - con l’aiuto del professore - il tipo di mancanza, specificando se di tipo lessicale, grammaticale, sintattico o contenutistico (esistono schede già stampate per questo uso).

Per quanto riguarda le lezioni vere e proprie, esse dovrebbero essere articolate in Unità didattiche, intese come centri di interesse per quanto riguarda l’argomento, il contenuto, e di indagine grammaticale, lessicale e sintattica relativa ai documenti presentati. Nel caso in cui, per esempio, l’Unità didattica verta su I Paesi della Loira, essa comprenderà ogni tipo di materiale cartaceo che andrà dal dépliant turistico a quello gastronomico pubblicitario di un ristorante che reclamizza le rillettes o il boudin, dal proverbio alla carta dei vini (famosi il Saumur, l’Anjou e il Sancerre), dalla foto, alla poesia – un bel sonetto di Ronsard - o alla prosa – una pagina de La Comédie humaine di Balzac - di poeti e narratori nati e vissuti in quei luoghi ecc, ma anche sonoro (canzoni), visivo (diapositive, video d’arte, film in proiezione al cinema ecc). Così il ragazzo potrà decifrare le caratteristiche dei vari sistemi di comunicazione, da quella scritta a quella verbale, e con agilità mentale potrà entrare ed uscire dalle peculiarità di ogni tipo di supporto. Nel caso in cui si esamini un testo letterario, esso sarà collocato nel tempo, nell’intera opera dello scrittore  e non sarà mai spiegato al ragazzo: attraverso domande, esercizi strutturali, questionari, schemi, scomposizioni e ricostruzioni del testo sarà lui stesso - protagonista del proprio apprendimento - a trarre le conclusioni della comprensione di ciò che studia. Nell’Unità didattica si tende alla interdisciplinarità unendo storia, geografia, letteratura, musica, economia, arte ecc aspetto che assai raramente si cura oggi nella didattica della scuola italiana dove le discipline sono rigorosamente tenute separate l’una dall’altra costringendo spesso il ragazzo a fare salti mortali e immotivati nel tempo e nello spazio. Sarebbe opportuno che ogni ragazzo - o anche gruppi di ragazzi - avesse una sua cartella con tutto il materiale e gli esercizi da svolgere: l’insegnante potrebbe assegnare un numero di ore per lo svolgimento delle tematiche contenute nel dossier. Alla fine del tempo assegnato, una fase di controllo, di verifica e di confronto tra i vari alunni o i vari gruppi concluderà il lavoro sull’Unità didattica.

L’esperienza vissuta mi ha spinto a redigere secondo questa ultima impostazione sia i libri di autori francesi adattati per le scuole (La Maison Tellier di Guy de Maupassant, Légendes bretonnes e La Vénus d’Ille di Prosper Mérimée, Editore “Pagine” di Roma), che i Quaderni  di scoperta dell’arte che propongono testi e immagini della pittura, o dell’arte in genere, di artisti quali Enrico Benaglia, Mimmo Rotella, Maurizio Carnevali, Antonio La Gamba, Antonio Caporale e Luca Policastri, tenendo presente che il fine è voler stabilire un rapporto tra la pittura ed le altre discipline.

Per quanto riguarda i classici francesi adattati per le scuole, una tipica applicazione delle linee guida enunciate si trova a pagina 30 del testo La Maison Tellier di Guy de Maupassant, in cui, a partire da una foto di pesca, sono proposti i seguenti esercizi: 1) Descrivere la foto con poche parole; 2) Comporre una didascalia; 3) I personaggi pensano e parlano. Comporre delle nuvolette come nei fumetti immaginando cosa possono dire e dirsi. E ancora, continuando: immaginare un semplice dialogo ecc. Il tutto naturalmente in francese rispettando il livello linguistico della classe…!!!

Infine, per quanto riguarda l’insegnamento dell’arte, il procedimento è lo stesso e, nel caso di Enrico Benaglia, il pifferaio magico (Editore Penna d’autore), il libricino propone, tra le altre, un’unità didattica dedicata alla farfalla, tema molto presente nella pittura di Benaglia: il libricino propone un’intervista all’artista, saggi critici e l’analisi di una busta del pane (Cosa rappresenta la farfalla? Leggerezza? Fugacità? Natura?), di una canzone, Farfallina di Luca Carboni (Chi è la farfalla per Luca Carboni?) e di una poesia di Emily Dickinson intitolata Farfalla.
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