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Annateresa Vichi Albanesi

Nata a Orvieto nel 1927, ha vissuto con la sua famiglia per un breve periodo a Urbino. Poi si è sposata a Montelabbate (Pesaro), qui ha insegnato ed è vissuta, con il marito Sergio e i figli. Si è spenta a Pesaro il 4 febbraio 2009.

Ha esordito nel 1966 con Poesie ’66, scritte da giovane. Ha pubblicato, in seguito: La notte che viene (1972), E sono stanca di inventarmi il sole (1989), Teorema dell’impossibile (1995), Ombre di soli a sera (2000), Debutto a sipario chiuso (2003), Ogni finestra chiusa (2005) e i racconti aforistici Lo specchio crinato (2005). Aveva pronta una nuova raccolta.

Prefatori e postfatori, critici diversi – di rilievo nazionale – si sono occupati della sua poesia. Che ha, al fondo, una sofferta umanità, un senso di solitudine di fronte all’immensità dell’universo e del Creato, la consapevolezza delle difficoltà del vivere e dello sfilacciarsi delle relazioni, soprattutto nella sfera dei sentimenti, la dicotomia tra l’apparire e l’essere.

La sua poesia contiene, anche, una sua caratteristica umana che colpiva: la generosità, l’attenzione verso gli altri, soprattutto verso chi è ai margini per una sofferta aderenza alla vita. Tale generosità, sempre nella poesia, non le impediva di puntare il dito verso chi spingeva o procurava tale sofferenza: essere umano o divino che fosse. Generosa anche nella quotidianità: comunicava le sue emozioni, la contentezza per un libro riuscito, per una iniziativa che l’aveva vista protagonista. Naturalmente e, prima ancora, le emozioni per i figli amatissimi, i nipoti, la loro vita.

Della sua scrittura colpisce, inoltre, l’innocenza nel sentire cose, persone, e perfino, le vicende storiche. E’ uno dei tratti costanti, insieme al ritmo musicale, cui l’autrice è rimasta fedele per la corrispondenza profonda tra la sua natura e il verso che, prima che sulla pagina, era già dentro di lei.

«Quando rimpiango i vent’anni, | mi riconosco | goccia di rugiada | che il sole | non ha mai asciugato». Fino all’ultimo, Annateresa Vichi Albanesi ha avuto in sé questa goccia che le ha permesso di far fronte agli accadimenti che la vita riserva sempre e ha riservato anche a lei. E, anche, aggiungo, di far fronte ad un riconoscimento poetico che non sempre e non pienamente le è stato riservato.

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