Servizi
Contatti

Eventi


Bambina con draghi

Si resta quel che si è state da bambine? La domanda a chiusura di Bambina con draghi. Le figure, le paure, le percezioni, i riscontri (quotidiani) di un vissuto soggettivo e… Per Renzia D’Incà il gioco della vita appare fatto su una corda tesa a reiterare se stessa e, pur nella reinvenzione degli accadimenti, a rimisurarsi sempre negli stessi canali. Quelli che escono ed emergono nei suoi versi-frammento, nelle terzine (o strofe di varia lunghezza) contenenti apertura e chiusura dell’evento.

Sembrano, nella prima parte (“Affioramenti” e “Mesmerismi”) lacerti memoriali, nelle altre sezioni - di una breve densa plaquette - rielaborazioni interiori di essi.: da una profondità tutta interiore, sicché agevole non è seguirne il corso, lo svelamento, il fissaggio, la distanza di separazione o il desiderio di lasciarseli indietro. E, questo, proprio per un filo dipanato dentro di sé, nell’ intimo di una autrice (che leggo per la prima volta) che ha, così dalla bandella, attività (teatrali, per esempio) e letterarie a rigor di titoli in linea, più o meno diretta, con Bambina con draghi.

Allora, forse, vale andare alla ricerca del simbolo drago: apparizione e realtà, rivelazione catartica e cammino da compiere, ostacolo innalzato davanti e difficoltà a superarlo. E, come un controaltare, i risultati di un percorso che, durato una vita, è immerso in una incurabile curagione (parte conclusiva di questo libro di poesie).

Drago: anche padre, uomo, siepe, amato-amante troppo (o mai) amato-amante, atteso sulla soglia di un cambiamento (che non si dà, né si è dato, né si darà): così sembra alla mia lettura.

Nella corda tesa si ravvisano dolore e sofferenza, scacco e volontà di uscirne, con l’ironia e la constatazione che fanno ricorso ad una lingua usuale e non, trascelta e/o lasciata agire in libertà. Perché Renzia D’Incà conosce le dinamiche del linguaggio e le mette in atto raggiungendo, in tal modo, il salto poetico (di poiesis ) tra un essere e un voler essere.

Lo scarto tra le due condizioni fa la differenza tra l’esperienza soggettiva e una possibile condivisione. Fino, però, a chiedermi: perché spostare lo sguardo sull’altro (indagatore) e non sul sé possibile, dato che una certa chiarezza è, oggi, o non manca in noi donne (in lei donna) cui i draghi si sono rivelati per quel che sono?

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza