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«Ci restano le citazioni». L’opera di Agostino Venanzio Reali

Raccolta delle relazioni di studiosi e poeti ai convegni annuali (nel caso dal 2015 al 2020) su Agostino Venanzio Reali, questa pubblicazione amplia lo sguardo e la riflessione sul sacerdote, poeta, scrittore, pittore di Sogliano sul Rubicone: che non finisce di interrogarci sulle ragioni ultime della vita e sulle sue contingenze, contraddizioni, sul destino dell’uomo e sul suo vivere quotidiano, sulla necessità del divino e sulle inquietudini che potrebbero negarlo o oscurarlo se si disorienta la bussola del cuore arrivando solo a dire citazioni.

Nelle poesie (Nóstoi, 1995; Primaneve, 2002), negli scritti teologici e biblici (Il pane del silenzio, 2004) – ma il corpus poetico è solo in minima parte editato –, nella sua arte – alcune opere in creta, schizzi e quadri sono nel Museo presso la canonica dell'Abbazia di San Leonardo; molte sono ancora da rintracciare – Reali, forte della tensione tra l’ideale religioso e l’esistenza di ogni giorno, scava anche dentro le contraddizioni individuali e sociali, velatamente politiche, nel l’intimo delle insufficienze della creatura, vede le sue difficoltà nel camminare o stare in piedi e, insieme, dovere o volere (o desiderare di) credere che vi sia un disegno altro, un disegno di un altrove invisibile, non alla portata dei sensi fisici, ben più pagante e appagante.

Padre Agostino Venanzio Reali conosce il cuore e la ragione delle sue creature e non giudica, semmai conforta, aiuta, sollecita, spinge, velatamente rimprovera (il rimprovero sarà duro e di ghiaccio per chi stravolge il vivere delle creature! Nato nel 1931 e morto nel 1994, ha vissuto e vissuto, pertanto conosce gli orrori della storia anche recente), apre la porta alla comprensione. Proprio per ciò non è mai distaccato nella sua poesia, nei versi, nelle parole: sembra che, prima di scrivere, abbia fatto passare ogni verbo dentro il suo corpo, dentro la sua anima.

Sono, questi, aspetti già enucleati e studiati da critici di precedenti convegni e confluiti nei volumi: Tamburini A.M.-Valentini N. (a c.), Dipingere la parola, 2006; Tamburini A.M.-Bartoletti B. (a c.), Per analogia, 2012; Tamburini A.M.-Bartoletti B. (a c.), Nei viali dell’anima, 2016.

In «Ci restano le citazioni». L’opera di Agostino Venanzio Reali, ultima bella pubblicazione dell’Associazione eponima, si trova, nella diversità degli ulteriori e nuovi approfondimenti, la complessità di un autore ricco di movenze poetiche e artistiche, ricco di un pensiero valido ancora oggi per la sua proiezione oltre la cronaca, oltre la storia, oltre il transitorio.

Il quale può dire molto, come ogni autore che sia tale, nei e ai grigiori odierni. Perché – e riprendo dalla Introduzione non breve né ricognitiva ma di impianto saggistico a tutti gli effetti – di Anna Maria Tamburini, che ha dedicato lavori e indagini critiche a cominciare dalla laurea (Nóstoi. La poesia di Agostino Venanzio Reali, 2000) e, via via, con l’attenzione a particolari risvolti come la relazione con la poesia di Emily Dickinson, per esempio) appunto al poeta che da Montetiffi, dove vide la luce, si formò a Bologna, a Roma, a Venezia e nei tanti luoghi del suo apostolato: «Agostino Venanzio Reali era una figura poliedrica, eclettica, ma sostanzialmente unitaria, in cui convergevano, incline alla sintesi, saperi da forme di pensiero plurime, senza divergenze tra la visione del mondo e il palpito del cuore» (p.19), mai ripetendosi come poeta e andando ogni volta più in là del gradino raggiunto in evidenza. E, allora, ci restano le citazioni (dalla omonima poesia: Nostoi, p. 168) «non perché egli viva il disagio dell’epigono, non perché già tutto sia stato detto. Il fatto è che la parola umana è sentita troppo povera se lontana dalla scintilla del divino...» (p.22).

Declinati su versanti nuovi rispetto ai già praticati, gli studi in questo volume non concedono facoltà riassuntiva per la varietà non sintetizzabile.

Valgano i nomi dei convenuti a Sogliano a dire la diversità, di ascendenza e presa critica e metodologica, dei contributi e delle proposte, spaziate inoltre verso la pittura e la relazione tra la parola e la musica: Paolo Valesio, Carmelo Mezzasalma, Maria Lenti, Maria Gloria Riva, Marco Campedelli, Marco Casadei.

E tra la parola di Reali e quella di altri poeti in gioco con la propria voce: Massimiliano Bardotti, Michele Brancale, Elena Buia Rutt, Paola Lucarini, Carmelo Mezzasalma, Silvia Venuti, Paolo Valesio. Non nel solco del confronto per emersione, pertanto senza sussiego alcuno, ma con la consapevolezza di avere un testo a fronte di rilievo, già con le sue radici semantiche ben estese in pagina e fuori.

Recensione
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