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Dove si incontrano risposte

Le risposte alle domande (ai dubbi, ai conflitti, alle lacerazioni, alle perdite, ai pensamenti non versati in realtà epperò varchi di possibilità, al “dopo-tanto” prefigurato) insite in questo vivere odierno, e nel vivere dunque dell’autrice, Leda Palma le cerca, trovandone la radice, nella corporalità della natura – di quel Friuli sua terra di nascita e di ritorno dopo essere stata per così dire cittadina del mondo (il teatro, il cinema, la radio, ecc.) –, nell’autenticità di giorni non più coercitivi, nel riconoscere il vero nell’ombra (anche in senso analitico, dell’analisi del sé). Più che risposte, tuttavia, esse porgono l’indizio di una chiarezza, di una sintonia cercata e ritrovata, di una memoria in cui il vissuto ha depositato stralci e liberato succhi. Sono peraltro risposte non prive di una indignazione per ciò che l’esistente contestuale è diventato e appare a fronte di pensieri, giorni di impegno, lavoro soggettivo e con altri per strade altre e alte nella precisione del faro. (La precisione del faro, 2016, la precedente pubblicazione di Leda Palma).

Questo attraverso, per così dire, un presente che ha in sé i tre tempi agostiniani: il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro. Nel primo agisce la memoria in cui non dilaga la nostalgia ma il senso di una vitalità di relazioni e di affetti, di esistenza, lontani ma interiorizzati. Nel secondo si dilata una visione nominata per sfaldamenti di senso e voragini di assenza. Il terzo contiene il lascito del passato e un faro da ritrovare, da individuare, figurato nell’attesa.

Già anticipato nei titoli delle sezioni dell’ultima raccolta di Leda Palma, Dove si incontrano risposte edita da Campanotto: “Riconoscere l’ombra”, “Corponatura”, “Il mondo che si riceve”, “Come acqua nudi”. Amore e disamore, tempo e stagioni, vuoto e respiro, incanto e disincanto, ieri e oggi, Friuli (nutritivo nell’infanzia e adolescenza) e Roma (lo slargo quando appariva esserci; lo scollamento odierno), il paesaggio aperto e le strade chiuse, non necessariamente in contrapposizione quanto protagonisti e fiato poetico sottilmente lirico senza compiacimento.

Su (da e con) versi narrativi o frammentati, una modalità stilistica già visibile nelle precedenti raccolte, i tre tempi del presente snodano la sottile venatura del sentire e del sentimento, la essenzialità della linea di contorno del contesto, la ariosità del desiderio: fermati in sequenze, si svelano in contemporanea quasi in ogni poesia e rivelano di nuovo la cifra poetica di Leda Palma.

Un esempio:

Oggi      voglio farti nuova
slegarti il respiro               Salvarti
Oggi      Un impasto di silenzio
                               Una mano stretta al cuore
sono tutta accanto
                                       una pena               questo
alfabeto muto
Come spalanca l’ombra fitta
                       Tutta una notte si avvicina
Fai dell’andare un breve di mistero
                          Un attimo di cielo.

Esempio, forse l’inizio del nuovo libro di poesie?, tratto dalla clausola di Suite per gallina sola (Campanotto, 2021), racconto di una gallina libera e felice e delle ansie della sua padrona-curatrice: dove la natura non facit saltus e le ragioni umane riguardano l’intorno e annaspano nella semina di domande e di risposte sulla vita che, svolgendosi, si fa, si compie.

Recensione
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