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Fino a quando?

L’Aquila e paesi limitrofi, Abruzzo, Italia, aprile 2009.

Dolore per i morti: 300. Dolore e ansia per i feriti: 1.500. Perdite inenarrabili. Figli e figlie, genitori, parenti, amici, conoscenti, famiglie intere, vite appena iniziate, paesi privati per metà delle loro anime. Cancellazione di memorie, oggetti, una parte di sé. La casa – luogo e spazio del proprio agire, di affetti tenuti al caldo; lavoro per costruirla, risparmi, – un non più: 29.000 senza tetto.

Solidarietà e vicinanza. Il cuore che si ferma. Una telefonata: gli amici, i conoscenti…, scampati al disastro. Il sospiro dura un attimo: l’intorno è un deserto.

Dolore e conforto. Dolore e soccorso. Dolore e generosità.

Dolore e indignazione.

Fino a quando l’imprevedibile costringerà ad essere sopravvissuti? Fino a quando ci saranno i conti in rosso sui fenomeni della natura che si possono contrastare, se non addirittura evitare? Fino a quando la prevenzione sarà vanificata dalla speculazione? Fino a quando i pirati metteranno sabbia, materiali di scarto, al posto del cemento armato? Fino a quando l’inesistenza di controlli degli organismi preposti farà subentrare, a posteriori, l’indagine sulle inagibilità di edifici pubblici e privati? (22.000: abitazioni. scuole. ospedale. esercizi commercial. uffici. catasto. comandi delle forze dell’ordine. teatro. sedi delle soprintendenze. archivio di stato. casa dello studente. chiese e luoghi religiosi. un patrimonio, umano e culturale immenso. Incalcolabile). Fino a quando la coscienza, l’etica saranno sopraffatte dal profitto ad ogni costo? Fino a quando le leggi e le regole vigenti, nel settore più che appropriate, verranno tirate fuori e scartabellate dopo le stragi?

Indignazione. Continua, denunciata, reiterata. Terremoti e alluvioni. Strade note anche alla mia memoria: Polesine, 1951. Vajont, 1963. Firenze, 1966. Belice, 1968. Friuli, 1976. Irpinia, 1980. Umbria-Marche, 1997. Sarno, 1998. Soverato, 2000. San Giuliano di Puglia, 2002. E, qua e là, Liguria, Toscana, Puglia, Monferrato. Strazio dei parenti delle vittime, distruzioni, enormità della vita in negativo.

L’Aquila e paesi limitrofi, Abruzzo, Italia, aprile 2009. Ricominciare, ogni volta, da capo. Con la morte dentro. Fino a quando?

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