Servizi
Contatti

Eventi



Fuffi, poeta del ferro epico e lirico

ViVarte
e-book con privilegio
Urbino 14 aprile 2018

La mostra Cento anni di Fuffi, il mestiere creativo di un artigiano artista (Urbino: sala Salimbeni dell’Oratorio di San Giovanni, promossa dalla Confraternita di S. Giovanni Battista e da Kaus di Urbino, patrocinio del Legato Albani, marzo-aprile 2018, curata da Giuliano Santini), è l’occasione per ammirare una cinquantina di opere tra il 1950 e il 1988 (anno della morte di Fulvio, nato nel 1918). Alcune opere le conoscevo. Studiate nel 2008 per la pubblicazione Fuffi il poeta del ferro (a cura del figlio Giuliano con la traduzione e la curatela mia delle poesie in dialetto). Riviste, non tutte, due anni fa, nella splendida mostra a tema, Cristo e i poveri cristi, nello stesso spazio (sempre a cura di Giuliano); ogni po’ alcune rimirate nel Collegio Raffaello, nell’Orto Botanico, all’ospedale e alla Scuola Media, dove sono in comodato d’uso.

Mentre si confermano le intuizioni di cui ho scritto, se ne accendono di nuove. Emergono, infatti, altre particolarità "versate" dentro i personaggi, dentro le situazioni, innervate da un sentire sempre presente: la mano-mente operativa, perizia ed arte, realizza ogni volta forme diverse nella continuità e nell’estro creativo di una materia "duttile" alle esigenze dell’invenzione.

Fuffi epico e lirico: né forzatura né improbabile ossimoro. L’artista, infatti, da un lato narra il personaggio, il suo lavoro, la vicenda umana inclinata, talora, all’avventura, cioè verso uno svolgimento non previsto; dall’altro ne ferma l’atmosfera, il senso, inserendosi in prima persona nella sua realizzazione.

Fuffi Dunque, riflessione e interrogativo. E ciò sia nelle sculture con un unico protagonista (Portiere: lo slancio e l’energia di un corpo allungato fino all’inverosimile, le braccia e le mani verso il palo ad evitare che il pallone finisca in rete; Cucina antica e cucina moderna: l’essenzialità della povertà e di una più umana, ma ugualmente povera, vivenza; Il tennista: lo scatto del respingimento o della prima battuta; Verso il cielo con l’aquilone, Il bambino e l’aquilone, L’aquilone di Nicoletta: il gesto concentrato nella tensione fisica per l’attesa del volo), sia in quelle per dir così "corali" (I fornai, Bocce al Mercatale, Il gioco delle palline, La famiglia: tutti protagonisti, al lavoro o nei passaggi ludici). Qui la voce singola non scompare mai, anzi fa risaltare le compresenze, per cui le figurine, gli oggetti nell’essere evidenziati vanno a far ricapare il perché del loro essere uno con tutti e tutti con uno, pur nella competizione, nella ricerca dell’unicità.

In questa dinamica vi sono anche risvolti esistenziali, epici e lirici, di Fuffi, per quel che arte e soggettività hanno ognuna per sé o trovano nell’attimo del loro incrociarsi. Il suo essere nella vita sociale della città (ad esempio: lo stringato quanto ricco di significato comizio dopo il referendum monarchia-repubblica: "Ce sem tolti un dent cariat"; l’insegnamento alla Scuola d’Arte per chiari meriti; la partita con gli amici a carte o alle bocce) e quell’andare in solitaria ricognizione (nella caccia o, secondo le poesie, nell’incontro con gli animali nei boschi e nelle campagne; nelle vie della sua Urbino). E quella ritrosia non più tale di fronte alla sua "creatura" in ferro, tanto da avvicinare il dottor Sabin o Gino Bartali, per la loro bravura, con un omaggio in ferro battuto. Le sue poesie, gli scritti alcuni dei quali sono, nella Sala Salimbeni, accanto alle opere di riferimento, dicono tutto questo. E dicono il bisogno di fermare sulla carta l’idea, l’inizio della scultura, lo svolgimento, le perplessità, in una scrittura anche qui epica e lirica. (Il portiere: «Venivano all’attacco a testa bassa / ognuno con la sua grinta / e giò a sfondar la porta (…). / Tutto vedevo, tutto tentavo, ma c’era troppo fango / e allora fallivo.»).

Fuffi narra come vanno, sono andate, andranno le cose. Ma...come procedono e come parlano, nel silenzio interiore, quelle cose? La realtà reinterpretata e la domanda, a ricerca del senso della vita: con il respiro dell’epica nella descrizione e l’ala poetico-lirica nella sintesi e nei dettagli. Una cosa seria, la vita, in cui hanno posto l’amore, il lavoro, gli ideali, i valori morali, il gioco. Va giocata, la vita, va vissuta da dentro. Nel ridirla, con i mezzi dell’arte, Fuffi la sottolinea nelle difficoltà e la canta per quello che è e dà: l’intero e i frammenti.

Materiale
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza