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In trasloco

Luigi Crivellaro privilegia, anche nella sua ultima raccolta poetica (dopo Con pila tascabile del 1987 e I soli dell’orsa del 1999; in mezzo due romanzi: Fuori controllo del 1993 e Quaderni di un terrorista del 2016), metri classici, non di rado quartine di endecasillabi, terzine, strofe dal significato compiuto di più e più versi, come necessità di fissare il pensiero lasciando, poi, al lettore la libertà di guardarvi all’interno. Di scrutare, nel caso di In trasloco, dalle varie angolature di tempo e di spazio, di età e di svicolamenti e svincolamenti da essa, di occasioni mancate e opportunità vissute.

Il tutto nella persistenza di una amara constatazione: “ogni cuore umano batte per sé” a sottolineare individualismo e l’impossibilità della relazione, pur rincorsa, con l’altro/l’altra/gli altri. Forse e allora, resta soltanto da registrare la relatività (Sermone I; Sermone II), collettiva e individuale anche di questa strada uguale alle tracce di percorsi diversi.

E c’è un conto aperto anche con sé stessi, con quel nucleo intimo, profondo, di illusione non riconosciuta come tale e scambiata per via da camminare: «L’istante fuggitivo non ritorna / del fulgore arcano che gioventù / concede. Una traccia e non più / il tardo amante abbaglia e frastorna. // Natura fomenta implacata / la piovra del sentimento e / non cura se le ventose del tempo / ne fanno guardia disarmata.» (“La piovra”).

Da un luogo a un altro, alla ricerca di un punto di approdo o di confluenza delle attese, seguendo il nocciolo del proprio sentire, lì dove desideri e intenti affiorano nel loro essere arcani e non afferrabili fino in fondo o chiari ma tenaci nel rivelarsi. Ne esce, come scrive Patrizia Riscica: «Una poesia vissuta intensamente, scritta da chi ha vissuto intensamente. In ogni verso appare tutta la profondità di chi ha consapevolmente affrontato esperienze, sfide, sconfitte, soddisfazioni, gioie».

Una poesia della maturità, In trasloco: consapevolezza di uno scarso raggiungimento di gradini conseguenti ai propositi, e anche coscienza di energie messe nel conto dei tentativi che, pur risolti in realtà, offrono lo specchio di uno scorno per lo scarto tra pensato a realizzato. (Così leggo anche la sezione “Poesie inglesi. Versi nella lingua del Business”, e le tre poesie, molto belle, tradotte da E.E. Cummings).

In mezzo alla constatazione corre, non di rado, un’ironia che smussa attese e impegno, energie e loro complementi planati, magari, sulle discipline fisiche (L’Oceano infinitesimale, ovvero Come salvare l’uomo dalla nuova fisica): perché il travisamento non è solo del singolo quanto di un intero corpo umano che, volendo ad ogni costo salvarsi (o nascondersi dal fallimento delle magnifiche sorti e progressive) non esita ad appoggiarsi sulla (e ancorarsi alla) scienza.

Una poesia che non lascia scampo. Abbassa le creste del genere umano e del singolo. Nel contempo risillaba il pervicace “non demordere”, riprendere coraggio e cammino, rimettersi nel sentiero della ricerca, resistere, anteporre per adescamento “alle cruciali / cure dell’essere…l’esca”.

La sorte è già scritta, ma l’illusione, questa minuscola candela che porta ad agire le cose della vita, tenta la sua carta, apre la vena del cuore bifocale: così in Epilogo, lucida poesia-dichiarazione di poetica, posta in chiusura di In trasloco.

Recensione
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