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Di Claudia Manuela Turco conoscevo il bell’aggiornamento (e ampliamento:2009, sempre per Libraria Padovana Editrice) di Case di scrittori di Gilberto Coletto, scomparso nel 2005. Ora mi giunge una plaquette poetica: L’età dell’oro e della ruggine.

Pensieri, sogni, desideri, lampi di chiarore: ai frammenti Claudia Manuela Turco affida oro e ruggine del suo vivere-vedendo. Non ne puntella le sue rovine, se ci si volesse ricordare di T.S. Eliot («This fragments I have shored against my ruins»), quanto li sfila dal suo interiore versus una realtà che non li susciterebbe se non fosse, appunto, viva l’interiorità. Anche nell’amarezza della constatazione, nel contorno sfibrato dell’intorno, nell’evidenza di contesti poco accattivanti, fatti spesso di colpi bassi.

E Domenico Cara, poeta in proprio e sempre fine lettore di versi altrui, coglie la caratteristica e ne fa il corpo della sua prefazione, snodata quasi per aforismi, a L’età dell’oro e della ruggine. «Dall’immediatezza – scrive – il poeta recupera una sua intima euforia, accelera il sogno di coloro i quali scoprono che in fondo a tutto codesto sistema di labilità post-decadente è possibile una comunione con la bellezza del mondo e gli spiriti ebbri» (p. 8).

Una poesia che si legge d’un fiato sia nel “frammento” vero e proprio («Ti persi | in un soffio, | per ritrovarti | nel vento», p. 44) sia nel “quadro” di una vicenda (Frammenti di donna, Sulla terra brulla, Non abbiamo tempo, ecc.: il verso diluisce esperienza e suo assunto dentro metafore (i “vetri aguzzi”, per esempio, della donna molestata o violentata) e metonimie tagliate nel dolore rilasciando un simbolico di chiusura ad un mondo di violenze e di apertura ad un mondo possibile in un tempo da vivere non da morire.

Per ciò stesso, almeno a parer mio, appaiono quanto meno superflue le note (sì, note ai versi poste a piè di pagina come in un saggio, non le note a fine libro). Anzi, esse “limitano” il senso-giro dei versi e lo inchiodano alla pagina, mentre si sa che la poesia si fa oltre questa, in chi legge.
Recensione
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