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L’ombra della luce in Claudio Castellani

I “Divertimenti poetici” di Claudio Castellani catturano subito nel loro darsi, di data in data, di soggetto in soggetto, di titolo in titolo.

“Divertimenti”, sinonimo figurato di movimenti, contrappunti con ritorni e riprese, esiti ed inizi.

Poetici: paesaggi definiti eppure sospesi perché filtrati da una dimensione di sogno o di ricordo, o innervati di presenza che sorprende l’artista all’improvviso – come il sole o la luna dietro una curva (Riflessi, 2013), un centro abitato dopo una campagna (Primo paesaggio, 2015), il lago-specchio d’acqua insidioso (Al di qua del lago, 2016; Sul lago, 2017), l’albero che “alza” l’orizzonte (Grande cipresso, 2014) –.

Poetici per una memoria (Urbino e le radici, umane e culturali, di Castellani) viva d’emozioni (Urbino il Palazzo, 2012-3; Il Monte, 2013; Verso il Peglio, 2016; Urbino da un vecchio disegno, 2017), per una coscienza che, pur alla distanza, riconosce se stessa nell’intorno (la città d’elezione e di crescita: Padova) facendosene avvolgere e riafferrare (Santa Giustina, Natale a Santa Giustina, La Specola, La Specola blu, tutti del 2014).

Poetici per la riproposta di una scoperta con il suo spessore di vissuto (Castel del Monte e Neve a Castel del Monte, tutti e due del 2016; Residenza Montfort, 2013; Castelluccio, 2013; Collina Marchigiana, 2017), per la tela del rimpianto o del rimorso (Disfacimento, 2013; Riflessi sul lago, 2014; Lontani ricordi, 2015; Rimpianti, 2015; Lontano Paese, 2016; Memorie, 2016), per il sottile straniamento della realtà che si vuole o si cerca ma dissimulandola (Maschere, Maschere in Laguna, datati 2014; Evanescenze, 2015; Nei sogni, 2016).

Poetici per i colori. Claudio Castellani si appropria di una intera tavolozza e la agisce nei canali di una pittura a tecnica mista molto “sua”, sperimentata da una vita (lo si evince anche dal catalogo Sentimento poetico delle forme del 2012) ma nuova, ogni volta scelta come una prima volta, poiché un di fuori spinge il dentro dell’artista alla ricerca del momento che cali sulla tavola l’incanto dell’incontro. E lo trova. E lo fissa in una rappresentazione luminosa di particolari.

Se in Rimpianti il bianco sembra dilavare il passato per restituirlo come fantasma, se l’arancione di Castel del Monte rende inusitato il monumento di Federico II, se il giallo de Il paese delle cave (2016) sottolinea la ferita, in ogni quadro gli azzurri, le sfumature dei verdi, il rosso (La rossa casina, 2015), i gialli, il blu nelle varie tonalità, il marrone, anche sovrapposti o affiancati o mescidati, danno il pieno di una materia vista e scandagliata con vivezza d’animo, fantasia d’immaginazione, con la traccia del sentire che ha suscitato il sentimento e con l’amore della terra, le sue stratificazioni umane, le nuances delle stagioni, i riverberi del giorno (Il faro, 2016), i sommovimenti interiori dell’esperienza esistenziale. L’amore, sì: il paesaggio, infatti, fuori dall’anonimato sempre, ha campi coltivati, alberi, vegetazione, scavi del tempo più che millenario (Calanchi, 2017).

Le dimensioni dei quadri in catalogo, peraltro, quasi mai superiori a 60 centimetri, molti anche di cm. 30X30, concorrono a concentrare gli aspetti pittorici in una superficie non incline alla dispersione del momento creativo, quindi di quella che si può chiamare atmosfera nella continuità dell’ispirazione affidata alla concretezza dei soggetti.

Poetica l’atmosfera. Che si tratti di paesaggi o di paesi, di costoni all’aria aperta o di mareggiate, di borghi isolati, di affioramenti di consapevolezza memoriale, il colore appare il fattore che determina l’atmosfera, sia nella apertura della visione (luce) sia nel rientro in pensamento (ombra, come in Malinconia del 2015). L’uno non sta in contrapposizione con l’altra: la luce, cioè, non è controcanto dell’ombra.

I due elementi sono in simbiosi, non si elidono. Si compenetrano. Rilasciano via via la propria sostanza, sì che, dalla iniziale solarità di risultanza quieta (es.: Il vicolo, 2013; Antico borgo, 2014; Santuario di pace, 2015; Verso casa, 2016), scaturisce una meditata oscurità, dunque una sorta di inquietudine (es.: Sera sul lago, 2013; Oltre le nebbie, 2014; Rocce rosse, 2015; Il mare nel cuore, 2016), di tremore, di mistero (Tramonto e Cielo sulla campagna, entrambi del 2017). O viceversa.

Forse per quella verità, vera come la vita e vera come un sussulto junghiano, secondo la quale dietro la luce c’è l’ombra e dietro l’ombra c’è la luce. Forse perché luce e ombra, insieme, oppure ognuna per sé, nascondono un’altra verità. O ne suscitano altre. Avvertite, ma non precisabili.

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