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Poesia di strada 1998-2017
antologica

Il premio “Poesia di Strada” a Colmurano (MC) ha compiuto venti anni. Autori e autrici dalla fisionomia poetica riconoscibile, alta, hanno raccolto l’invito a partecipare al Premio e hanno trovato le loro poesie, incorniciate in quadretti, appese ai muri del comune maceratese. Già questa esposizione, se non è nuovissima (posso ricordare, un solo esempio, il festival della poesia di Urbino del 1978), ha suscitato interesse tra gli abitanti del piccolo centro marchigiano e non solo, stupiti della novità e lettori curiosi di versi certamente “non di tutti i giorni”.

E se, riprendo da Alessandro Seri, la raccolta Poesia di strada 1998-2017 non vuole porsi come antologia della poesia contemporanea, essa offre, a mio parere, un quadro esteso della poesia di questi due decenni del Duemila, un ventaglio di poeti (una novantina) mediamente quarantenni, alcuni già ampiamente noti altri meno, vincitori del Premio, selezionati da una giuria di coetanei (o quasi). (Non posso trascriverli tutti, né voglio trascegliere: rimando, pertanto, all’indice. E rimando per le caratteristiche individuali allo scritto di Renata Morresi, che, con una davvero rara capacità sintetica-sinestetica, ha còlto di ognuno tratti essenziali se non fondamentali).

Poeti e poete giovani, dunque, con pubblicazioni singole o presenti già in antologie di grido, in internet, nei blog (non corrivi!) di poesia, di narrativa. Poiché la mia tensione vitale è quella di capire qualche cosa (qualche cosa, almeno) del mio tempo anche letterario o anche tramite la letteratura, e poiché ritengo inutili, noiose, e inappropriate le geremiadi fissate sul rimpianto frequente tra i critici letterari su ieri così, oggi colà, non desidero comparare questi poeti e queste poete con i poeti del passato classici o più vicini a me, quelli con cui sono cresciuta, i padri e le madri che mi hanno nutrita, o i poeti della mia generazione. Quelli e quelle mi portano ogni volta le coordinate inamovibili della vita, gli scacchi della storia e delle cose umane, dell’esistenza, i valori e il loro svanire, un incavo di abissi. Questi e queste “poeti di strada” mi fanno restare nel flusso della vita di oggi, quella che mi contiene e mi riguarda come persona che qui vive, dentro la storia fatta di cronaca, piena di scarti, dentro gli scarti dei sentimenti, della ragione e del sentire, in una attualità spesso gelata e inguaribile.

Una modalità, questa dei “poeti di strada”, di stare dentro l’oggi che è anche, però, lungimiranza, o meglio proiezione caleidoscopica: se così è, con tutto il meno della privazione e il più del debordare incontenibile, dell’assalto del fuori, essa poesia diviene il canale di un vivere consapevole dell’oggi e di una figurazione di un domani in sottrazione di futuro.

I poeti e le poete di Poesia di strada non guardano il passato in quanto tale (così caro, nel verso del perduto o del non realizzato, del “sempre corsi e mai non giunsi il fine”, ai miei padri e alle mie madri) o lo straniamento del se, del vorrei, del desiderio sempre inevaso, del “dove ti trovo per ritrovarti”, non lo scrutano: tanto è vero che il tempo nei versi è il presente indicativo (descrittivo o di riflessione).

Ma in questo senso la poesia assolve il suo compito, se ne ha o potrebbe averne, o il suo riflesso sempre uscente da versi dagli stili differenti con qualche uscita sperimentale: quello di non semplicemente affermare, ma di fissare sulla carta un pensiero se non il pensiero, che porti a…

A dove? (Montale: Il varco è qui?) L’interrogativo resta tale in chi legge. La precarietà filosofica, culturale, sociale odierna, l’incertezza della persona singola non permettono risposte, non approdano a nessuna riva anzi non sembrano neppure salpare. La poesia di questi “poeti di strada” porta a rive (o porti) che non ci sono. Se la riva-porto non esiste o sfugge, bisogna accettare l’esistente? Nemmeno. Vale lo scrivere, il dire, il pronunciare così l’orrore come il disincanto, il corpo desiderante, l’ironia dell’essere in un tempo: questo mio-loro che stringe senza avvolgere.

Recensione
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