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Breve la vita di Remo Pagnanelli (1955-1987), ma intensa di studi e di scritti, di interessi culturali che hanno spaziato e si sono mossi entro le maglie critiche degli anni in cui si è formato ed ha vissuto.

Alla scrittura della sua poesia, suo primo amore per così dire, Pagnanelli ha affiancato l’analisi di poeti di un Novecento aperto all’interrogazione sulla realtà così come sulle possibilità dell’individuo di rintracciare varchi per agire dentro le cose, la realtà stessa. Sereni e Fortini, Volponi e Pasolini, Zanzotto e Luzi, Leopardi in primis, ma anche i suoi contemporanei, gli autori nati dopo la guerra, di un tempo in cui tutto sembrava essere e non essere più, profondamente mutato o in repentino cambiamento: Bisutti, Bettarini, Mussapi, Annino, De Angelis, De Signoribus, Magrelli, Bellezza, Cucchi, Piersanti.

Così Pagnanelli, intellettuale, varia il suo sguardo e lo arricchisce d’altro, forte anche di un insegnamento (pasoliniano, e non solo) largamente umanistico, lontano dalle specializzazioni e vicino alle diverse “uscite” dell’orizzonte. Sollecitato verso di esse, peraltro, dall’insegnamento all’accademia di belle arti di Macerata, dall’impegno culturale speso nella sua città e oltre. Ma spinto da un intrinseco desiderio di comprendere per comprendersi, per cercare una forma la meno definita possibile al suo desiderio. Scrive Amedeo Anelli nella “Introduzione” – e condivido –: «Remo Pagnanelli è frai poeti e i critici che più hanno compreso che da soli e chiusi nel proprio particolare non si procede innanzi, non si scandaglia in profondità, non si può avere quel rinnovato sguardoteorico e conoscitivo che, solo, permette la formulazione di non ossificati paradigmi interpretativi».

Cinema, arte, musica nel cinema, contaminazione tra pittura e poesia ed artisti in particolare (presentati anche in cataloghi di mostre): Rita Vitali Rosati, Mafai, Scipione pittore e poeta, Guttuso e Vittorini, Renzo Vespignani, la “scoperta” del disegnatore e caricaturista Ivo Pannaggi, fino ad allora (1980) noto come scrittore e giornalista. (E non sempre in tutta la sua vastità: per esempio, qualche anno fa sono stati tradotti in norvegese – per una mostra tenutasi lassù – i suoi réportages sulla Lapponia, di una modernità stupefacente, per avere, da ottimo giornalista, lasciato parlare i fatti e le cose. Nell’arte di Pannaggi, Pagnanelli indaga proprio l’essenzialità intrinseca, non la sovrapposizione dell’artista).

Se, come il parziale mio elenco mostra, gli scritti sull’arte nascono da una occasione di studio e di pubblicazione (in rivista,in catalogo), un filo ben saldo li lega insieme.

Intanto per l’affidarsi di Remo Pagnanelli ad una salda struttura logico-argomentativa poggiante sia sui suoi studi classici versati nella contemporaneità critica di quegli anni (appunto: ottanta del novecento) ma senza l’immersione totale, mantenendo cioè anche rispetto alla semiotica o allo strutturalismo l’autonomia del giudizio e il percorso di un’indagine tutta personale. La quale era inoltre attratta, probabilmente per la soggettiva esperienza analitica, dalle coordinate freudiane e, successivamente, lacaniane.

Se talora la lettura condotta dal poeta maceratese lascia un più di densità teorica in alcuni saggi, in altri – soprattutto in quelli di immediato riscontro: Scipione, Mafai, Pannaggi, Vitali Rosati – essa coglie particolari risvolti nella figura pittorica e li coglie e li restituisce con una sensibilità non negata e nemmeno compressa. Tanto che sembra di sentire in queste pagine l’eco dei versi in cui Pagnanelli si lascia vivere non costringendosi al palo delle urgenze negate, delle necessità umane esplicitate.

Con gli Scritti sull’Arte sono venuti alla luce tutti gli scritti, per così dire, sostanziosi di Remo: nel 1991 sono stati pubblicati, a cura di Daniela Marcheschi, gli Scritti critici (Mursia); nel 1997, la raffinata Via del Vento ha edito il racconto Prime scene da manuale (per la cura di Marcheschi); nel 2000 sono uscite Le poesie (sempre a cura di Marcheschi). Restano fuori solo le recensioni brevi, quelle che testimoniano l’attenzione anche verso gli emergenti, i nuovi, i non vocianti., la generosità verso i giovani.

Una eredità notevole quella di Remo Pagnanelli, non isolabile e non ferma ai suoi anni, merita approfondimenti. Gli atti del convegno tenutosi a Macerata il 19 ottobre 2007 saranno un punto di arrivo (rispetto agli interventi seguiti alla sua morte e dopo) ed una base per ulteriori studi, che si possono avvalere anche delle carte diverse e della corrispondenza donata dai famigliari al Gabinetto Vieussieux.

Recensione
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