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Pier Paolo Pasolini: dimenticato? Da quel tragico 2 novembre 1975 studi e monografie, tesi e corsi di laurea, rassegne e proiezioni dei suoi film hanno detto l’interesse e la perdita, la valenza nel tempo, la proiezione nell’oggi di un intellettuale sui generis, che almeno per una ventina d’anni, da vivo, ha segnato la letteratura e il cinema, ed ha costituito il pungolo continuo della società civile e del mondo politico italiano.

Nel trentennale della morte, con contributi diversamente originali, di scavo spesso, talora d’occasione (si sa, gli anniversari, pur non necessari, tuttavia ricorrono – direbbe Virginia Woolf) Pasolini è stato variamente ricordato, a volte ristudiato o, anche, rivisitato sulla base di materiali vecchi e nuovi in un confronto – indiretto – di molta propositività.

Come i materiali contenuti in Quaderni di Cinemasud (2/2005), rivista nata a Laceno-Bagnoli Irpino nel 1958 e fondata da Pasolini. (La rivista ospiterà molti suoi inediti. Coagulerà autori e opere anche intorno al successivo premio “Laceno d’Oro”, che da Bagnoli Irpino verrà nel 1961 trasferito ad Avellino e vivrà fino al 1989, quando chiuderà per mancanza di finanziamenti pubblici, un premio-festival particolare che dedicherà molta attenzione alle cinematografie delli Paesi dell’Est e del Terzo Mondo. E, questo, prima del festival del Nuovo Cinema di Pesaro. Quaderni di Cinemasud, semestrale, è diretta oggi da Paolo Speranza).

Nelle 296 pagine Speciale Pasolini propone testimonianze preziose (per esempio: del giudice Bosco che nel 1972 assolse a Benevento Pasolini per I racconti di Canterbury; sulle ricognizioni del regista in Campania per ambientarvi il Decameron; dello scrittore che, reduce da un dibattito in un circolo democratico di Salerno, in attesa del treno sta lavorando su fogli alla Orestiade per Gassmann; di Luigi Fontanella che ritrova con emozione nell’Istituto Italiano di Cultura di New York la cassetta con l’intervento di Pasolini, uscito poi nel suo Pasolini rilegge Pasolini); singolari (della fidanzata friulana, del 1985), riconoscenti (Andrea Cinquegrani, allievo a Casarsa, Vincenzo Cerami studente a Ciampino, ecc.). Recupera pezzi (es.: di Filiberto Menna, su "La voce della Campania" del 9 nov. 1975), interviste (es.: di Eva Hepnerova, direttrice del festival di Karlovy Vary, su Porcile pubblicata nel 1970 in "Film a doba") non immediatamente reperibili, si fa memoria ravvicinata di momenti di Pier Paolo Pasolini sparsi nelle sue giornate a Laceno o nel sud.

E propone interventi di studiosi di cinema e di cinema-letteratura diversi per estrazione e formazione – De Santi, Iannuzziello, Siniscalchi, Tolve, Napoli, Giacovelli, Albanesi, Brunetta, Nastri, Wilson, Marino, ecc.–: di conferma ma per un avvenuto ulteriore approfondimento (nelle sezioni: I film/recensioni; I temi/percorsi di ricerca; Celluloide) del valore dell’opera filmica di Pasolini, o anche di riserva – allora o alla distanza – di essa (Tricomi). Riporta una tavola rotonda di studiosi a Casarsa ed il convegno di Padova sull’eredità di Pasolini, entrambi a cura di Angelo Zanellato, “A 30 anni dalla morte”.

Il numero è corredato di fotografie rare o mai viste dello scrittore e regista nei suoi luoghi di lavoro e dentro iniziative (di Laceno) con i suoi amici di questa località e-o romani. Sono solo tratti di un numero che è una miniera di informazioni e di “scoperte” o di proposte stimolanti e di riproposte critiche (dopo trent’anni o venti o dieci dalla loro stesura).

Non è stato dimenticato, Pasolini. Lo dice Nico Naldini nelle parole appassionate dell’incontro di Casarsa. Ha avuto nei tre decenni spazi e ricordi, è diventato memoria. Dunque vive. Per la mia esperienza e per le letture, anche a mio parere Pasolini non è stato dimenticato: i suoi film si studiano, le sue opere (soprattutto le poesie e gli Scritti corsari) si leggono, sono non di rado nei corsi universitari.

Semmai è un’altra la dimenticanza. Ci si potrebbe chiedere se nelle ultime generazioni di scrittori, di poeti e di opinionisti (come sono chiamati coloro che scrivono sui giornali) vi sia traccia evidente della sua energia civile, della sua forza di intellettuale che nasce dallo sguardo profondo sull’intorno e la storia. Energia e forza che emergono bene anche da questo Speciale Pasolini.

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