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Un libro con una elegante veste tipografica e umanamente efficace. Una storia d'amore che inizia con le sembianze di un gioco superficiale di sensi, dove il cuore pare che non vi prenda parte. Una storia da leggere atentamente, perché la scrittrice impegna tutta se stessa, compresa l'anima, per raccontarla. E questa, è la nota altamente positiva che può dare garanzia di successo ad un libro di narrativa. Per cui penso che la mia critica, compilata come una insipida "recensione" solo col puro riassunto, in questo caso non ha senso, perché prima di ogni altra cosa, bisogna tener conto del caos che la vicenda di vita vissuta crea nella psiche sconvolta da dubbi e rimorsi che marchiano, pesantemente, l'esistenza della protagonista.

Perché pagina dopo pagina, si scopre anche l'essenza della funzione letteraria che Raffaella Milite incide nel suo racconto e che consiste anche nel farsi afferrare da una vasta varietà di sentimenti, per meglio indicare e spiegare una continuità tematica e un'estensione della singola vicenda, dove l'autrice consente alla protagonista di parlare in prima persona, proprio perché tutto ciò che ella racconta nell'ultimo tempo che le resta da vivere, prima d'andarsene da questo mondo, è diretto al figlio, un figlio non voluto ma tenuto, temuto ma amato, lontano fisicamente da lei, ma profondamente radicato nel suo cuore di madre. E nell'imminenza della morte, cadono tutti i silenzi e la protagonista deve, assolutamente, spiegare le sue colpe...

Soffre, ma ormai deve parlare, deve far salire in superficie tutta la verità... Ed il suo contraltare è proprio suo figlio e non c'è letteratura di sorta che possa distruggere uno sguardo femminile di dolore e nel quadro della sua vita, intensa e fragile insieme, c'è tutto l'affetto relegato nel suo intimo io alle prese con una sofferenza cocente, con le sue delusioni, con le sue difficoltà concrete o semplicemente immaginarie, c'è l'assoluto realismo delle sue scelte ed infine, la decisione di liberare se stessa da quel tormento che si è portato addosso come una pesante croce.

Adesso, la verità può finalmente esser detta. E la scrittrice Raffaella Milite prende per mano la sua protagonista Lola, ex ballerina del corpo di ballo della Compagnia Teatrale di Erminio Macario e le concede la liberazione, quella di riaprire le porte del suo passato e così far rivivere l'intera vicenda d'amore costellata da diversi punti un po' oscuri, quelli che hanno determinato questo strano distacco tra madre e figlio.

Il racconto dell'autrice, apparentemente, non ha nulla di eccezionale, perché questa è una storia che rientra benissimo nella quotidiana normalità della vita. Infatti, si tratta di una giovane donna, bella e in carriera artistica. Incontra un uomo. Un inglese con una dose di fascino che colpisce le donne, un uomo sposato, ma non per questo capace di astenersi dal fare la parte dello "sciupafemmine".

E Lola cade nella trappola. Dapprima, con un prepotente bisogno fico, carnale, poi essendo ben conscia della complicata situazione di entrambi, relega in un angolo oscuro tutte le negatività che un simile rapporto comporta e, pur assillata da mille dubbi e timori, vive pienamente e sino in fondo questa sua passione amorosa. Poi, come sempre accade, ecco che dalla non oculata semina, un piccolo seme germoglia, creando difficoltà d'ogni genere.

L'uomo-amante, colpevole dell'errore, propone la solita soluzione sbrigativa. Ma Lola non segue il consiglio. Nasce un bimbo che però non può essere allevato normalmente dalla madre, data la professione di questa.

E come dicevo, l'originalità non sta nel racconto di una storia che frequentemente si ripete, da che mondo è mondo, ma l'attenzione si concentra tutta nel modo in cui Raffaella Milite, affrontando l'argomento, lo espone facendo risaltare i sentimenti chiusi nel cuore di una donna che vive struggendosi intimamente, perché tutto si svolge all'interno di una esistenza che come in uno specchio riflette la realtà vissuta in uno stato psicologico addirittura distruttivo di una donna e ne riflette il cuore, il volto interiore, forse quello che essa stessa ignora d'avere...

Ma questa immagine di un volto vero, reversibile, di donna quale veramente è, la dà la scrittrice, con le sue descrizioni di ogni.singolo fattore chiuso nella psiche umana. Ed è la sua abilità di narratrice che di questo libro ne fa l'oggeto specifico, il punto di riferimento, perché riesce a far sfilare nelle pagine una gran varietà di effetti emozionali che determinano una densa originalità nell'impostazione, una formula narrativa che coinvolge, perché sostenuta da una forte sensibilità e da una grande nel maneggiare la complessa maniera del "saper raccontare"!

Recensione
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