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Un volumetto che contiene poesie brevi ed incisive, parole che si snodano sulla pagina con una tale velocità che quasi diventa angosciosa. Il fatto della brevità, mi ha permesso di leggerle più volte perché confesso che ho stentato un po' a tirar fuori un valido senso de tutto questo insieme di parole. Ma in fondo, questo, è irrilevante e non credo che sia importante fare un esame scientifico di quel che l'autrice fa e pensa, perché basta semplicemente sapere che quel che lei dice corrisponde alla sua intima convinzione. La differenza sta solo in questo.

Dalle notizie che mi si danno in ultima di copertina, vengo a conoscenza della giovane età, di Laura. Accerboni. Ed è proprio la sua giovane età che mi dà le spiegazione di quelli che, al primo impatto con la letture di questi versi, mi son sembrati veri e propri enigmi. Poi ho letto la Prefazione scritta da un uomo, Elio Grasso. Una Prefazione ottima ma con la quele io non concordo. Riconosco che non sono versi trasgressivi e, comunque, io lascio all'autrice tutta la sua personale libertà di vita, perché da questa, elle fa nascere i suoi versi. Versi giovani, complessi per ciò che contengono, cioè pensieri soffusi di personale intimità che ella esprime dicendo il vero, dimostrando di non curarsi delle mode e delle convenzioni poetiche. Crea un corollario di piccole liriche che escono liberamente della sua mente giovane e non ancore preda di rovinosi accadimenti distruttivi che la corsa del tempo lascia nella vita,della gente che porta avanti gli anni. In apparenza possono anche non sembrare, ma le poesie di Laura sono anche poesie d'amore, anche se lei, con una tecnica particolare e una buona cultura, fa tutto il possibile per creare non una poetica con contenuti precisi, ma tende a diversificarsi, a trattare le sue tematiche con un piglio particolare che, in alcuni momenti, può confondere il lettore che si chiede, a seconda dei versi che ha sotto gli occhi: "Ma se è una donna giovanissima che scrive, perché parla di moglie e di figlie in prima. persona? Ma anche in altri versi si esprime come se lei fosse un uomo ...".

Questo fattore, può creare in alcuni qualche difficoltà, ma in realtà può anche essere una rivoluzione culturale dell'anima di chi scrive, perché ondeggiare in un mondo spesso contraddittorio, è una caratteristica dei giovani, specialmente dei giovani d'oggi che hanno la possibilità di fare molto presto un'infinità di esperienze diverse.

In epoca lontana, io stessa scrivevo cose un po' incomprensibili, non perché avessi da esporre esperienze strane, ma solo per dar sfogo alla mia sfrenata fantasia e perché mi piaceva poter stupire le amiche con una poetica che, spesso, era così enigmatica, così ostica, da non stare né in cielo, né in terra.

Scrivevo in maniera "stramba" per sentirmi originale e quindi diverse da quelle che, secondo me, scrivevano versi melensi. La differenza stava nel fatto che, alcune di loro vedevano le loro poesie pubblicate, .mentre le mie, sono sempre rimaste imprigionate nel cassetto, perché essendo io consapevole di quello che scrivevo, non ho mai avuto il coraggio di farle conoscere, perché i tempi erano diversi e nessuno avrebbe capito.

Oggi invece, scritti come questi di Laura, vengono apprezzate da Giurie giovani e meno giovani, per cui, nei concorsi, si hanno maggiori possibilità di vittoria. Ed il "curriculum" letterario dell'autrice ne è la prova.

La mia diversificazione dal giudizio che dà Elio Grasso, sta nella semplice ragione che io, non conoscendo personalmente la giovane poetessa, metto tutta la mia attenzione nella comprensione delle sue poetiche espressione giovanili e moderne e, facendo un'analisi accurata di questa poetica della libertà faticosamente raggiunta.

In un'epoca come la nostra dare spazio sterminato alla volatilità dei sogni, che poi, in realtà, non danno affidamento, è solo perdita di tempo e trovo giusto ed interessante, che si facciano ricerche nuove ed intelligenti. Nessuno crede più al pianto dell'anima!

E' molto più credibile la realtà di Laura.

E non vale più nemmeno la speranza di rompere la solitudine canonica del poeta, cercare riparo dall'ostilità del mondo che ci circonda... Oggi il linguaggio deve arrivare in modo diretto al lettore, perché la voce di un mondo privato non è più positiva.

E non passano più ombre d'Angeli attraverso il bianco vapore soffice e salato. Soffice come la neve. Salato come le lacrime... Una realtà che le nuvole, vecchie come il mondo, conoscono troppo bene.

Recensione
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