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Finito di leggere questo libro, ho lasciato ai Passeri la libertà di continuare a raccontare mentre io, invece, vado per conto mio, addentrandomi più profondamente nel lunghissimo sentiero che Enzo Schiavi percorre con tutte le sue ansie, i suoi desideri, i suoi tormenti, le sue amorose esaltazioni…

E così, a caso, mi fermo su di una pagina del libro, per effettuare una sosta fra le righe della sua lirica “Questo momento… questa vita”, che inizia così: “Vorrei amarti fino all’ultima / goccia  d’amore”. E continua con quel suo “Vorrei” con tono incalzante, in maniera febbrile, quasi romanticamente angosciosa…

Superfluo dire che si tratta di una poesia d’amore… Ma aggiungo che, dopo aver terminato la lettura del libro ed aver “ascoltato i passeri che raccontano”, ho scoperto che la parola “Vorrei” non si trova in una sola poesia amorosa, scritta dall’autore in un momento di particolare eccitazione… In realtà, l’intero contenuto di questo libro, è una vibrante e lunga catena di poesie ricche di quello strano sentimento che noi umani chiamiamo “Amore”! Ma questo che il poeta Enzo Schiavi descrive, è un amore vissuto quasi con struggente spasimo, con un senso che, pur facendo palpitare il cuore, procura anche angoscia all’uomo che ama la sua donna in una forma che pare rasenti sprazzi di follia. Le parole che egli dice, sono profondamente espressive, poeticamente bellissime, capaci di suscitare emozioni languorose…

Nella sua Prefazione, Paolo Ruffilli fa una lunga e chiara dissertazione su queste toccanti poesie e ne mette in piena evidenza, tutti i lati positivi ed estremamente coinvolgenti della personale formula d’amore scelta dall’autore, facendola diventare un soggetto di preferenza. Paolo Ruffilli, di Enzo Schiavi ne illustra tutte le doti poetiche splendidamente espresse con una arguta serie di parole brucianti, calde, vive e frementi, che lasciano senza fiato i lettori ma, soprattutto, le lettrici. Perché io ritengo – è un mio giudizio! – che sia stato, Paolo Ruffilli, superlativamente esauriente nell’illustrare la “realtà” contenuta in questo volume I passeri raccontano

E dato che il mio giudizio coincide perfettamente col suo, io scelgo di non fare ulteriori chiarificazioni, preferendo d’inserirmi fra Ruffilli e Schiavi, in una maniera che,  io per prima, ritengo anomala ed insolita. Perché facendo in certo qual modo parte del mondo poetico, non dovrei meravigliarmi di nulla…

Ed infatti qui, nella domanda che pongo direttamente al poeta, specifico che non è la “donna di penna” che ha questa curiosità, ma semplicemente “la donna”, una donna come tante…

La mia domanda è una sola, ma è chiaro che essa racchiude il mistero che esiste nell’intero universo da quando in esso è apparso Adamo e, successivamente Eva: “Come mai, un poeta,  quando decide di dedicarsi alla tematica amorosa, riesce ad essere così “vivo”, così “vero” tanto da far tremare d’emozione il cuore di una donna? Perché, scrivendo per diletto, un uomo sa mettere a nudo la sua anima, sa dire parole d’amore con una foga travolgente, sa dimostrare di saper soffrire (e forse anche morire!), per una donna o meglio, per la “donna amata”? E perché poi, in effetti,  tutto questo meraviglioso linguaggio lo cela, quasi temendo d’apparire ridicolo?”.

Ho voluto fare queste domande (mi scuso: ne avevo annunciata solo una…), perché conosco un’infinità di donne e tutte lamentano l’indifferenza che sopravviene nell’uomo – diciamo – dopo aver catturato la preda.

E le mie domande sono particolarmente rivolte non all’uomo, ma al poeta, a questo poeta bravissimo che, con il libro I passeri raccontano, ha saputo dare all’amore un volto bellissimo ed una forza quasi di divina sacralità del sentimento più prezioso e più misterioso di questo pianeta terra! Peccato che esso non sia esente da “inquinamenti”!

E solitamente (certo con l’ausilio di “altre donne”…) è sempre l’uomo che sembra impazzire per la donna amata… Ma è anche il primo a tagliare il cordone ombelicale dell’amore che lo lega alla donna,  perché lungo il cammino che fanno insieme, le donne dicono che l’uomo è il primo “ad uscir fuori dal seminato…”.

Arrivati a questo punto, comprendo che qualsiasi risposta potrebbe rovinare la romantica storia d’amore che, con tanta dolcezza,  I passeri raccontano. Forse per gettare un pietoso velo sulla realtà che oggi, difficilmente presenta immagini di sogno, dove sia l’uomo, sia la donna,  possano cullare le loro umane illusioni in un’atmosfera dove l’amore vero esista. Così, come esiste il Sole!
Recensione
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