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Capita, di tanto in tanto, che la lettura di un libro di poesie sia così interessante e bella e, contemporaneamente, triste e fortemente complessa, tanto da risultare – stranamente e apparentemente – "depressiva".

Uso questa definizione, perché è la prima che si è presentata alla mia mente. Forse per fornirmi uno strumento che possa rendermi possibile isolare ed esaminare, in un contesto unitario e coerente, tutti i più importanti concetti che la poetessa Alessandra Milanese, elabora nella sua poetica: una rappresentazione quasi teatrale di piccole storie di vita reale mescolate con storie di fantasia. Da questo strano connubio emerge, chiaro il rapporto che l'autrice ha con il mondo delle favole. Un rapporto di lavoro che però incide fortemente sulle sue doti poetiche e sulla sua fantasia. Il volume dal titolo Piccoli uccelli morti (di cui a p. 54 si legge la poesia con lo stesso titolo), è composto da ben 113 pagine e le poesie contenute in queste pagine sono 45, in maggioranza molto lunghe, così che andando avanti, se nello svolgersi non ci fosse una chiara assonanza poetica e musicale, ci si potrebbe confondere e valutare gli scritti come fiabe create con una forte dose di originalità, per altro molto bella! Ma la mia ampia conoscenza dell'anima umana, mi costringe ad approfondire, psicologicamente, le sue concezioni della vita, il suo pensiero, le sue idee e la sua straordinaria abilità nell'usare e nel manovrare questo pensiero. Si può senz'altro affermare che tutto il suo dire è di notevole interesse ed il modo in cui si esprime crea però qualche diversità, per cui verrebbe da fare una domanda: Perché, fra tanti titoli (e tante poesie), ha dato la precedenza a Piccoli uccelli morti? E' chiaro che la sua è una lucida esposizione di contenuti concettuali, perché ciò che lei esprime nel suo insieme, rivela si, una vivida ed intensa personalità, ma fa anche venire a galla alcuni punti oscuri della sua esistenza. Soprattutto ne vien fuori un suo difficile rapporto con la madre. L'autrice, pur avendo un senso poetico ben definito, con un suo particolare meccanismo mentale, involontariamente cela l'autenticità della sua Poesia, cela segni d'amore che fibrillano in lei, vagando un po' entro velature di tenebre. Ma questo accade solo nelle liriche che contengono qualcosa di "personale". Per il resto, tutto l'insieme delle poesie-fiabe, è bellissimo, perché Alessandra Milanese ha un modo tutto suo per ammaliare il lettore, per catturarne il consenso. E' bravissima. Ed è certo che saprà conquistare tutti coloro che sapranno interpretarla e che in quel suo, creare "un senso quasi depressivo", ritrova un po' di se stessi, perché nessuno di noi è esente da questo male d'anima. E le favole, come tutti sanno, non sono mai allegre, hanno sempre un fondo di tristezza, di malcelata malinconia...

Basta leggere l'ultima lirica di cinque pagine: "La rana", "Le fiammelle", "Il Bagno" e ci si può rendere conto che la mia constatazione, non è poi così lontana dalla realtà!

Recensione
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