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Non sono abituata a ricalcare i giudizi altrui, anche se, magari, sono più ambiti dei miei... Perciò, tutto quanto dirò su quest'opera di Mila Marini, pur essendo positivo al massimo sarà, come ben dice l'autrice col suo titolo, qualcosa di più. Ed esprimendo pienamente il mio pensiero, premetto che non intendo affatto sminuire l'ottimo lavoro degli altri, anzi!

Posso cominciare col dire che, dopo aver letto con una particolare ed oculata.attenzione questo "romanzo" che, in effetti, romanzo non è, mi sono resa conto di avere davanti a me un'autrice veramente eccezionale in tutti i sensi, una donna che creando un suo personalissimo sistema di "raccontare", ha un po' rivoluzionato la "natura del romanzo", pur rimanendo fedelissima al filo conduttore di "un racconto di vita, d'amore, di azioni, di pensieri, di morte".

Secondo come interpreto io questa un po' eccentrica scelta della Marini, di creare, cioè, una notevole diversificazione di stile dentro la sua "narrativa" che non scorre lungo un fiume interminabile di parole, magari superflue, ma si limita a fare una cernita accuratissima di esse, usando le più adatte, le più colte, le più incisive, quelle che possono dire tutto il dicibile, senza per questo scrivere centinaia di pagine che, spesso, si rivelano tanto stucchevoli da costringere il lettore a sbadigliare.

Con Qualcosa di più di Mila Marini, questo non accade.E non può accadere, perchè lei, intelligentemente, ha usato una più stringata forma diaristica, che solo apparentemente può sembrare "poema", ma che in realtà, è veramente qualcosa di più, perchè alla ben controllata dosatura delle parole, fra questa pagine che mettono sui tappeto una storia intrecciata con altre ma sempre saldamente legate alla vita della vera protagonista, ci sono qua e là, delle bellissime oasi fiorite: sono le poesie inframmezzate sapientemente e sono queste "virgole rosa" inserite in un vero e proprio diario intimo di donna, che rendono più affascinante la lettura di questo libro, dove è tutto uno svolgersi d'accadimenti vari, di umane indecisioni, di una accettazione d'amore dove l'amore non è chiaramente specificato, mentre con chiara evidenza, emerge un desiderio di tenerezza e, contemporaneamente, anche un senso di staccata partecipazione.

A queste ambiguità emozionali, non sono estranei diversi fattori, fra cui anche quello determinato da un'intensa giornata di lavoro oberata d'impegni. Impegni relativi alla professione, impegni sociali, di pensieri fortemente stretti ai suoi affetti alla sua un po' complicata "privacy", quella che è soltanto ed esclusivamente sua, chiusa nel suo profondo inconscio.

Perchè tutto quanto lei racconta, con una brevità sorprendente, da capogiro, perchè malgrado il lungo filone della frequente punteggiatura, che limita al minimo la lunghezza dei periodi chiusi nell'intero discorso, il suo personale senso psicologico le permette ugualmente di dire quanto le sta a cuore, esprimendo in frasi molto brevi e fortemente incisive e scelte con la massima attenzione.

E faccio cenno al suo senso psicologico, perchè in effetti, la psicologia, è la vera scienza dell'anima (che si completa con l'accoppiamento di ragionamenti filosofici, che non devono essere estranei all'autrice dì questo libro!). E qui, Mila Marini, tende a scavare nel profondo, per meglio esaminare i fenomeni del suo inconscio. Ella infatti, quasi inconsciamente si analizza, cercando di dare un volto preciso alle sue emozioni, ai suoi spesso tiepidi entusiasmi, alle sue frequenti incertezze, ai suoi agenti frenanti, che non le permettono di mettere in piena evidenza i suoi reali pensieri, la realtà dei suoi desideri, il calore dei suoi intimi slanci.

Colta, intelligente, con una sensibilissima anima di poeta, Mila, qualche volta volutamente, si cela dentro l'altalenante pensiero di una turbativa indecisione. Sicuramente perchè, pur avendo una vita appagante sotto tanti aspetti, qualcosa che per lei era grande l'ha delusa, impedendole così di ritornare a credere pienamente e compiutamente a certi valori.

Ma sto parlando della tematica del libro solo superficialmente, proprio perché la stessa scrittrice, inizia dicendo: "Una storia. Come tante. Nulla accade che non sia già accaduto. Destini che si allineano, s'incrociano, si avvicendano. Nel denominatore comune. Una storia. Una come tante. Un amore che finisce. (Falsariga, illusione?)".

Nel cammino, la malinconia dell'addio. Ma riportando le parole che danno inizio a questo romanzo che romanzo non è, voglio dare degno rilievo all'originalità della formula dalla scrittrice adottata per raccontare, sinteticamente, ma nel contempo, con estrema abilità e chiarezza, tutto l'iter del suo racconto, dove s'intreccia l'affetto familiare, il lavoro, l'hobby della pittura, la malinconia di un divorzio, la conoscenza di un altro amore, le responsabilità, le nere ombre della morte...

In questo Qualcosa di più, c'è veramente dì più, perchè non è solo la "storia" che avvince, ma il modo in cui essa viene raccontata e che determina il piacere di leggere un libro come un affamato ingoia il cibo: divorandolo! Ammiro molto questa formula da Mila Marini adottata e trovo anche particolarmente interessante il suo inserire fra pagine narrative, il tocco magico di brevi e bellissime poesie. Poesie, tra l'altro,, con un linguaggio finemente sofisticato, che danno una precisa identità all'ispirazione, forse un po' estrosa, ma comunque espressa con una concezione ed un vigore molto personale, proprio perchè si fa leggere con trasporto, dato che sa avvincere con la sua capacità intellettuale!

Peccato, però, che ella non parli mai, apertamente, d'amore! Sarebbe un'ulteriore nota melodica, sentirle dire – magari ad occhi chiusi, per una sola volta – la magica e dolcissima parola: "Ti amo!".

Recensione
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