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E' sempre infinitamente interessante, esprimere la sostanziale ricchezza di un mondo, di uno stile, in qualsiasi momento, al di là delle giovanili accensioni. E dico questo, perché in realtà non si sa da quanti anni la mente dell'autrice custodisse l'embrione di questa storia. Naturalmente è pure impossibile prevedere attraverso quali travagli una "storia di vita" avrebbe potuto farsi romanzo, quando l'autrice avesse deciso di scriverlo questo romanzo, dando quasi un raro crisma di necessità alla sua esistenza e a quella dei suoi consanguinei. Come perla delle antiche favole (non lontane da quelle che una donna raccontava alla figlia), con la lievità di una farfalla che lasci, in chi la cattura, una colorata polvere sulle dita. Ed il narrare questa storia di famiglia, ma soprattutto d'amore, che fa Fosca Andraghetti, avviene non solo come scelta intellettuale di metodo, ma in particolare come pulsare di vita. Come la pulsione che si lega al piacere di far rivivere i ricordi, richiamando dalle ombre il passato, un antico specchio che riflette sulla sua superficie, sia immagini opache, sia immagini luminose. E qui, in Quello che ancora non sai, il racconto ha un senso ben preciso, carico di scintille sconosciute, quasi nascoste, ma sempre pronte a fluttuare nel silenzio, in attesa di poter affascinare con il racconto della loro esistenza semplice ed appassionata insieme, perché sul filo della memoria, si snoda la storia di generazioni diverse che nel racconto di una componente la famiglia, ritrovano le comuni radici. L'autrice effettua.a narrazione con una formula affabulante e con uno stile morbido, stmolante, che attrae l'attenzione di chi legge, perché è proprio questo l'obiettivo della scrittrice: dare una ottima e sapiente orchestrazione della trasposizione narrativa di una sua storia. Ed è proprio con un elemento stilistico ben congegnato, che ha saputo sviluppare una tematica di alta qualità, unendo "il modus vivendi" di un nucleo familiare vissuto nel periodo dell'ultima guerra mondiale a quello successivo vissuto dagli eredi di oggi.

E col ricongiungersi della protagonista alla nipote prediletta, il racconto diventa come il segnale infantile del suo ritorno a casa, perché la luce del cuore e del ricordo, continua a mantenere quasi il ritmo pastorale del passato.

I personaggi di questo racconto, hanno il merito di apparire persone vere, autentiche, che tengono stretta la vita nei circuiti della loro realtà. Ed il merito, è tutto dell'autrice Fosca Andraghetti che, tramite le immagini dei vari personaggi, ha saputo creare un processo di vitalità sensibile e umana, mettendo in rilievo – in particolare – la complessa personalità di Valeria, la zia che, donando le lettere dei suoi genitori alla nipote prediletta, la fa venire a conoscenza di quello che ella ancora non sa. In questo senso, tra zia e nipote il legame si rafforza per via dell'accostamento e della fusione di sensazioni, di emozioni, di pensieri.

Proprio perché la narratrice sviluppa questo itinerario con una prosa ed un intreccio di voci alte, incisive, il cui ascolto diventa sensazione piacevole per chi s'immerge nella lettura di questo bei. racconto, esente da oscurità e gradevolissimo per la grazia di calda femminilità dell'autrice.

Recensione
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