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Questo libro inizia con un lettera di un ipotetico giornalista indirizzata ad un ipotetico Ministro degli Interni. E uso il termine "ipotetico", perché basta soffermare l'attenzione sulla data – 19 Settembre 2109 – che sta in principio della lettera, per capire che non si tratta di una lettera reale, ma di uno scritto che l'autore, con magistrale bravura e fantasia, ha creato per dar vita alla sua intima necessità di contestare tutto quanto di negativamente sconcertante accade in un mondo dove tutto va in malora...

Che poi tra quanto racconta il giornalista al suo "Ministro" e quanto accade nell'ambito nel nostro reale "presente", vissuto nell'anno 1998 (anno di edizione), cioè con oltre cent'anni d'anticipo sulla storia di cui parla lo scrittore Marcantonio Barbaro, ci sia una sorprendente eguaglianza di problemi, credo che non sia un caso fortuito di similitudine, bensì è il risultato di quanto ha elaborato la mente dello scrittore, che io definirei come: "I pensieri di un italiano qualunque che ama la sua libertà di parola!". Ed infatti, eliminando il fattoire "data", ogni singolo ragionamento del giornalista-protagonista narrante tutte le nefandezze di una società soggetta ai vari ricatti disastrosi della vita, schiava di leggi vecchie, logore, non adeguate al veloce cammino del tempo o addirittura stravolte da disonestà ed incompetenze, non è altro che la reale immagine dell'Italia di oggi, carica di magagne, di disaccordi e di grandi timori per un futuro incerto, pieno di pesanti ombre... Con invidiabile arguzia, lo scrittore Barbaro riesce a mettere sul tappeto l'enorme varietà dei problemi che, in realtà, assillano oggi questa nostra povera terra, che senza saper che pesci pigliare, si dibatt tra una politica con idee sempre diverse e che quindi non dà nessun affidamento. Uguale alla storia che racconta lo scrittore in Sangua corsaro la storia del nostro attuale vivere, anche se il nostro secolo precede di oltre cento anni quello in cui il giornalista-protagonista, Sebastiano Toso (così si chiama) ha impiantato il suo racconto in forma epistolare. Egli, a chiusura di lettera, dopo aver detto al suo Ministro tutto quanto gli stava a cuore di dire, gli dà anche qualche consiglio sulle questioni di urbanità territoriale. E poi gli dice "Addio". E dà l'addio anche a tutto quanto ha vissuto e si lascia tutto alle spalle, per tornare a vivere "da pirata". Naturalmente la "pirateria" vera e propria non c'entra, perché questa lettera contiene molte allegorie... Però Barbaro si spiega in una forma tutta sua, particolare, che sicuramente raccoglierà parecchi consensi, perché in ogni sua parola, tutti possono ritrovare le parole che sono chiuse nelle loro menti, parole che forse non verranno mai dette, per ovvie ragioni... Però in questo suo libro, lo scrittore ripaga tutti coloro che sono nell'impossibilità di potersi esprimere, di urlare la loro ribellione, il loro disgusto, la loro voglia di voltar pagina, di farla finita con le farse e rimettere la vita su altri binari, per ritrovare, alla fine, se stessi... Personalmente, ho letto d'un fiato questo libro, che non solo mi ha coinvolta nello svolgersi delle tematiche espresse con un ottimo stile e con sottile ironia, ma mi ha anche fatto sorridere, pensando a come sarebbe bello se il popolo tutto potesse, a modo suo, urlare tutte le sue secolari lagnanze...

Recensione
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