Servizi
Contatti

Eventi


Una sorta di ironica, autoironica e desublimata epopea del quotidiano, ed insieme diario post-lirico della inquietudine esistenziale, canzoniere di una materia non più cantabile e neanche più orientabile: il principio ironico come capovolgimento del dispositivo iconico mi pare ben calibrato.

Per quanto concerne il rapporto contraddittorio dell'occhio con il reale (con tutto ciò che ne consegue in termini di prevalenza del dispositivo ottico e le visioni in plein air, come dall´alto di un elicottero, rispetto al dispositivo fonetico e fonematica, dove la raffinata lectio dei classici del Novecento risulta adeguatamente digerita), direi che risulta fruttuosamente ricco ed ambiguo. Soluzioni ironiche si giustappongono su lacerti di ascendenza post-moderna, il tutto immerso in un liquido di contrasto tipicamente moderno: un modernismo metaironico e ironico che avvolge il dettato come una linda camicia perfettamente inamidata e stirata.

In questa operazione non è più significativa l´assonanza, la rima o il significante, quanto ciò che spegne la tradizionale orchestrazione sonora, ciò che decolora e sbiadisce i vistosi panni novecenteschi. Leggiamo la seconda poesia della raccolta citata, dove il sabiano andante largo si stempera in uno sviluppo poematico di stampo neocrepuscolare: imborno (caligine e morchia).

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza