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La dimensione notturna nell'opera di Tabucchi

Molti testi di Tabucchi sono immersi in un tempo notturno o in una dimensione metaforicamente notturna, per il richiamo concreto alla penombra e al colore scuro della notte, o per l'allusione alla sensibilità profonda, inconscia ed onirica della mente.

Notturno indiano è l'emblema di questa dimensione nelle sue due valenze: i momenti salienti del viaggio in India alla ricerca di un amico scomparso si svolgono durante la notte o in luoghi che la richiamano. Nella dimensione notturna avvengono le tappe della visita all'ospedale: le camerate affollate di malati ed invase da cumuli di stracci, e perfino il gabinetto del dottore in pieno disordine, sono immersi nell'oscurità. La luce incerta, che lascia interi angoli all'oscuro, accentua la depressione del luogo in cui miseria e malattia convivono con orrore. Questa umanità irredimibile a grado zero fa sorgere il confronto con le più evolute strutture sanitarie occidentali, sia nella mente del protagonista sia nel dottore che ha studiato in Inghilterra, ma non può adattare le sue competenze alla realtà indiana. Anche il vecchio dal pene smisurato richiama un elemento della vita dei santoni, reso arcano e prodigioso proprio da quella imprecisa contestualizzazione. Tali fenomeni, interni alla realtà indiana, vengono ingranditi e deformati dalla mancanza di luce, con risultati di surreale psicologia. Partenze e soste, anch'esse notturne, assumono l'aspetto di pause di un pellegrinaggio, e in effetti gli incontri riguardano persone dirette a luoghi sacri. I suoni percepiti ed accentuati dalla notte sembrano versi di sciacalli, e invece sono nenie dei santoni riecheggianti da lontananze ai limiti del deserto; la loro eco profonda e indefinita non attiva sentimenti ingenui e serenamente nostalgici come la leopardiana rimembranza, ma sussulti interiori che turbano l'animo. Nelle stazioni, illuminate dalla luce pallida di un veilleuse, il protagonista partecipa a dialoghi accorati ed inquietanti, ritmati dalla ripetizione di un tema-pensiero che diventa il leitmotiv di ripensamento spirituale. Si può ricordare il dialogo con l'uomo- scimmia, appollaiato sulle spalle del fratello e dotato di capacità profetiche, o il dialogo con un malato terminale diretto a Benares; i dialoghi vertono sull'anima, come parte essenziale dell'uomo, e sul corpo assimilato ad una valigia da trasportare con difficoltà, quasi una condanna. Queste voci non si interconnettono come in un dialogo per formare una logica argomentazione, ma, reiterandosi, fissano il tema dell'anima, mettendolo a nudo nel contesto di sospeso silenzio.

La stessa situazione di viaggio notturno in India, focalizzata intorno a un viaggiatore e ai mostri segreti della sua mente, si ripete nel racconto I treni diretti a Madras. Qui il viaggiatore, secondo i consigli di una guida di tradizioni culturali, viaggia nell'India profonda alla ricerca di luoghi autentici ed esoterici. Il colloquio tra i due personaggi si svolge a stento, come impacciato da pensieri troppo profondi per essere districati e speculari al loro aspetto reciprocamente sospettoso ed enigmatico. Infatti la vicenda, conclusasi in un omicidio, richiama alla mente del lettore il vero motivo del viaggio, che affonda nel mistero della vita e nel culto del dio Siva, dio della danza della vita.

Il romanzo Requiem, se anche non è ambientato nel tempo notturno, ne presenta tutte le prerogative, come la stanchezza che richiede riposo, il sonno con la sua attività onirica, la serie di visioni ed incontri oltre la dimensione umana che si prolungano in tutta la narrazione. Il protagonista, a disagio per i problemi affettivi che lo interrogano, trova proprio negli incontri visionari, vissuti nella dimensione inconscia della mente, una sua forma di alleggerimento e liberazione. Requiem racconta una giornata trascorsa dal protagonista in una condizione surreale, in cui tutto quello che accade esce dai parametri della normale quotidianità e non trova logiche spiegazioni. Una calura eccessiva, che stravolge la mente e avvolge il corpo in un bagno di sudore, fa vedere il mondo in modo diverso, apre quasi la via per l'altro mondo, quello dei morti. Si azzerano le barriere e le due dimensioni, terrena ed ultraterrena, si toccano e si confondono, come anche vita e morte. In questa giornata straordinaria appare l'altra faccia della realtà, non più quella ordinaria e solare, ma quella tenuta in ombra, notturna, che apre al protagonista le sue recondite potenzialità, anche quelle di incontrare i suoi morti. Al padre egli chiarisce le modalità che lo portarono alla morte, quasi per placare un'inquietudine sospesa nei loro animi, sia quella del padre che la sua. Attraverso i dubbi del padre, egli mette a fuoco il suo tormento di figlio, il suo senso di colpa per un lutto non ancora elaborato, e così, attraverso l'avventura del suo notturno inconscio, può uscire purificato. Succede l'incontro con amici con cui ha fissato appuntamento in luoghi del passato e dell'assenza, come il cimitero e la casa diroccata sul faro; da questi dialoghi riemergono sentimenti lieti e tristi, perché le due dimensioni della vita si connettono e quella definitiva non fa che completare, chiarendola, quella temporanea del passato. In pratica il romanzo è un'avventura dantesca ridimensionata in senso moderno, con il recupero dell'Oltre nel grembo della terrestrità attraverso un ampliamento delle possibilità dell'anima che, assetata ed insoddisfatta, si introduce in “loca avia”. Nell'aprire la sua conoscenza a zone umbratili ed indefinite, Tabucchi non ci fornisce i particolari dell'avventura straordinaria dell'io, come fa Dante seguendo i codici della metafisica teologica, ma crea atmosfere di mistero inattese, simili a momenti di straniamento celati negli abissi della quotidianità. Lo scrittore moderno non agisce per obiettivi di formazione religiosa, ma per un percorso conoscitivo oltre i limiti dell'esperienza quotidiana di superficie, dedito a ritrovare quell'area notturna chiamata ora inconscio, ora anima. Il suo Requiem è definito un suonata non solenne, eseguita da un organo in una cattedrale, ma da un semplice organetto di piazza, ripetendo una formula consueta anche nella Commedia di autoabbassamento, ad indicare l'incapacità di rendere con linguaggio umano l'ineffabile realtà. Caratteristica di Tabucchi è quella di ricercare i linguaggi dell'arte per affondare nelle profondità della vita e riportare in superficie brandelli di quell'avventura: tali sono le immagini di Bosch sempre in Notturno indiano, ingrandite da un pennello iperreale, i mandala titolativi dei capitoli di Per Isabel, i notturni sospesi in tutto lo svolgimento narrativo.

Anche l'esperienza dell'astronoma Lise in un osservatorio del Cile, nei gironi purgatoriali di questo percorso alla ricerca di Isabel, si svolge di notte, in un'atmosfera di eccezionale solitudine, accresciuta dalle condizioni climatiche e geografiche dell'altitudine montuosa. In questo notturno particolare penetrato dal biancore della neve, il pensiero può denudarsi di tutti i fattori di contorno, può scavare in ascetica profondità e sollevarsi a dimensioni imponderabili. Questo excessus mentis dell'astronoma avviene all'interno di un metodo matematico che perde le sue operazioni lineari per entrare nel mondo del possibile e del probabile. Alla ragione, che presiede alle operazioni, le coordina e le sottopone a chiarezza, subentra la spiritualità dell'amore e del sentimento che supera tutte le leggi fisiche della velocità, attuando il mistero. Dalla cometa Andromeda le giunge, come risposta alla sua esigenza affettiva, il messaggio cifrato del figlio morto, cosa possibile soltanto al viaggio segreto dell'anima proiettata oltre le barriere umane, nelle zone cosmiche dell'infinito.

Nella morte di Tristano è lo stato abnorme del personaggio a permettere la fuoriuscita dalla temperie consueta: Tristano è affetto da una cancrena ad una gamba che lo tormenta, è adagiato sul letto nella penombra di una stanza dal cui tetto segue il percorso notturno delle stelle nel cielo; per effetto delle morfina è spesso tra le veglia e il torpore, delira per la febbre e raggiunge la massima alterazione negli accessi di cefalea. In questa situazione egli perde la lucidità spaziale e temporale, confonde date e nomi, elementi ordinari di orientamento dell'esistenza, ma conserva al suo interno frammenti di conoscenza essenziale, paragonabili ai nodi stessi stessi della vita, come l'amore, l'odio, la patria, la poesia, non importa con quale successione o abbinamento. Per questo lo scrittore, chiamato al suo capezzale per prendere appunti in vista dell'autobiografia da scrivere, dovrà colmare gli spazi vuoti e riordinare i dati, magari con le tipiche convenzioni del testo narrativo. Tristano desidera una narrazione autentica e discorre spesso con il suo scriba della distinzione tra opera vera e falsa: l'una è destinata alla pubblicazione e al successo presso i media, mentre quella vera è la vera opera d'arte, viene dalle zone profonde dello spirito e non è sottoposta alle ragioni dell'utilità e del consumo, perciò può fare a meno della consequenzialità logica.

Le atmosfere notturne sono frequenti nei libri di Tabucchi e sembra che proprio esse producano le azioni e gli eventi più significativi. Miseria, malattia, deformità, timore della morte si rivelano solo di notte, tanto che l'autore “transvolat in medio posita” per concentrarsi sui più segreti ed inquietanti fatti notturni: la visita all'ospedale di Bombay, la solitudine dell'osservatorio cileno, l'incontro con il ragazzo- scimmia, che aprono zone di mistero, dense di interrogativi sulla vita e sul cosmo. Le ore notturne non sono il tempo del riposo dopo le fatiche della giornata, come abitualmente nella letteratura, e durante il quale tutti gli animali virgilianamente godono della quiete, ma ore di febbrile insonnia e di affanno, perché oscurano la realtà e la deformano, rendendola altra da quella a noi consueta e familiare. Questa trasformazione agisce in profondità, oltre la superficie delle cose esaltata invece dalla luce limpida del giorno, sprigiona odori e sensazioni viscerali, rende tutto il creato più sensibile alla percezione intuitiva ed emotiva. E' il tempo dell'universale epifania, in cui le cose appaiono nella loro autenticità e possono destare sussulti e paura, perché il vero, denudato dalle sue coperture formali e sociali, risulta diverso e più problematico, non può essere racchiuso entro le maglie protettive del vivere sociale. I mucchi di biancheria abbandonati, gli scarafaggi calpestati, i malati distesi sul pavimento nella mezza luce deformante dell'ospedale di Bombay, destano orrore e smarrimento al visitatore di Notturno indiano, che alla luce del giorno sarebbe invece attento a soddisfare le sue curiosità culturali su una società tanto lontana da quella occidentale. L'incontro con defunti non potrebbe avvenire nel tempo di veglia e censura razionale, quando le dimensioni opposte ed eterogenee di vita sono inconciliabili e le nostre azioni si svolgono in seno alla storia; il notturno, invece, ricompone in unità le due facce del mondo in una dimensione infinita e sospesa, forse quella della natura nella sua assolutezza ed integrità, quella della Grande Madre dai vari volti, ma identificata dagli antichi nella stessa divinità naturale che tutto in sé comprende. Sensazioni e voci emergono lente e frante, non producendo un effetto dialogico, ma un solitario ed accorato monologo interiore.

In pratica la notte sviluppa i suoi culti e riti, riportandoci, fuori dalle illusioni terrene, nel grembo del destino, celato nel sottosuolo del mondo. In Tabucchi la dimensione notturna è il tempo della rivelazione, un tempo- spazio di solitudine, di presenza- assenza che turba e attrae, come se solo in questa condizione si potesse liberare lo spirito, uscire dalle strettoie e percepire nel grembo della vita cosmica il volere del destino. Malinconia e smarrimento si associano ad un senso di immaterialità onnicomprensiva. Anima, Karma, Destino sono parole ricorrenti nei libri di Tabucchi e proprio l'accuratezza notturna ispira queste personificazioni, quando il corpo stanco dell'andirivieni esistenziale scopre il fine del suo essere.

La prospettiva notturna va intesa come stato altro dall'ordinario, ritorno a ciò che è naturale e primordiale, al di fuori degli artifici creati dall'uomo, stato primo ma anche ultimo, assimilabile alla morte. L'uomo della civiltà tende a recuperare questo stato attraverso una sorta di immersione, nella consapevolezza che zona notturna non è un attributo temporale-cronologico, ma figurativo- spaziale allusivo di una profondità considerata anima o inconscio. Altra terminologia adeguata a tale connotazione è “orfico-dionisiaca”, con riferimento al mito che, come forma arcana di cultura, nel suo epos acronico, contiene il vero sapere sul mondo. Le figure di Orfeo e Dioniso, ora separate, ora appaiate nel sincretismo mitico- teologico, soddisfano fin dall'antichità l'ansia di mistero ed indicano, con l'allusione al destino dell'anima, una condotta di vita spirituale. Nel mondo greco Dioniso, l'altra faccia della divinità, antitetico ad Apollo-sole, il dio ambiguo nell'origine e nell'aspetto, era il dio che ispirava l'arte e, attraverso lo straniamento bacchico convergente nel coro teatrale, indicava la tragicità del destino umano, ma anche la dolcezza della vita senza affanni.

Citando alcuni poeti che, attraverso questa vena ispirativa di mezza luce, hanno posto al centro la resistenza e la capacità della poesia nel ritrovare i sentieri dell'autenticità, possiamo comprendere meglio la poetica di Tabucchi. Rilke e Hölderlin, segnalati da Heidegger come poeti orfici, affondano nella cultura del Romanticismo nordico per riannodare il loro percorso al grembo degli arcani misteri. Il mercato delle frivolezze rilkiano, l'impeto del divino divenire hölderliniano sottendono l'allontanamento dalla civiltà presente e il ritorno ad esoterici luoghi di morte, come l'Egitto dei faraoni e la Grecia classica e preclassica. Nell'ultima elegia duinese il poeta supera i dilemmi dell'ambiguità sociale, trovando la via delle Lamentazioni; nel loro regno entra in contatto con il dolore riscattato dalla profonda sapienza della poesia e dalla presenza protettiva delle Madri, come nei Sonetti di Orfeo trova la soluzione al destino umano nella legge dell'universale trasformazione. Già Euripide nella Grecia classica si rivela cultore della religione dionisiaca, ricercando la svolta per i problemi del suo tempo, vacillante sotto il segno della razionalità sofistica, nel ritorno a Creta, il luogo del labirinto e dei mostri, per opporre alla superbia di Teseo il mistero di una vita mai gestita interamente dall'uomo, ma da forze che lo superano.

Anche Tabucchi affronta un suo itinerario in India, l'India tradizionale, in cui ritrovare le immagini degli antichi dei e i loro templi, e, spogliandosi della sua identità individuale in affanno nei sentieri della storia, riprendere contatto con lo spirito che governa la danza del mondo. Anche nel mondo delle Esperidi, nell'estremo Occidente, in un aldilà della vita, può attingere immagini mitiche attraenti ed enigmatiche, simili a connotazioni figurate di archetipi. Tutte le visioni fissate nell' itinerario artistico delle Esperidi sono immerse in una dimensione notturna, in un specie di lichtung, in una mezza luce attraverso l'ombra di un bosco, dove in forma di larve misteriose giace ciò che è vero ed eterno.

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