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Il romanzo Legami di sangue di Alida Casagrande ha l'efficacia e le forti tinte di un thriller e non rinuncia neppure all'effetto delle svolte sorprendenti, fino a quella conclusiva che ribalta ogni giudizio eventualmente abbozzato nel corso della lettura.

Ma, se della varie possibili connotazioni, di cui il genere romanzo si può avvalere, sempre una si rivela principale e prevalente, questo racconto si qualifica soprattutto come un testo psicologico-memoriale: una memoria drammatica di Amore-Morte, raccontata a due mani e da due voci, una esterna giornalistica, l'altra interna autobiografica e monologante, differenziate anche da diversi caratteri grafici. Un lettore esercitato riconosce nelle pagine lo spessore culturale dell'Autrice, abilmente dissimulato dietro la finzione attualizzante di una vicenda accaduta, per di più recente e fatta oggetto dalla cronaca mediatica, oltre che deformata dal pettegolezzo locale, come la vicenda dei due illustri cognati del V canto dell'Inferno peraltro evocati. Emergono vari luoghi della scrittura letteraria, non soltanto nelle dirette citazioni, ma nelle più fertili trame che innervano il suo linguaggio, come intrinseche compresenze. Come non riconoscere la posizione centrale del tema dell'amore e della morte, l'eterno binomio di pulsioni, che, leopardianamente parlando, attraversano insieme, come esseri beati, la nostra esistenza!

Nell'antitesi estremizzata bellezza-bruttezza, impersonati dallo storpio Toni e dall'avvenente Mariposa, è evocata la dissertazione del Simposio platonico, in cui Amore è l'essere brutto e manchevole che, proprio per questa sua dimidiata condizione, anela a completarsi nella bellezza e nella felicità. Amore sa essere dolce e malvagio, sa riempire di gioia l'anima, come colpirla con le più grandi sofferenze, proprio come nella classica e ben nota favola. Anche la memoria, posta in posizione centrale e colta nelle sue libere operazioni tortuose e senza filtri, è l'oggetto precipuo di letteratura e psicologia, ora appaiate e collaborative, ora in contesa per il primato d'indagine.

Ma l'Autrice, dissimulando così noti richiami, ha saputo trasporli in una cornice di interessi attuali, a cominciare dalla figura narrante, che non rielabota un antico manoscritto, espediente nato con il raccontare stesso, ma veste í panni di una giornalista che vuole fare un reportage serio su una vicenda oscurata proprio da un eccesso di comunicazione mediatica, e per fare luce affronta l'intervista con la protagonista del triste caso; in parte, poi, viene riordinando le parole che ascolta, decifrandole con un suo studio della personalità, in parte trasferisce sulla pagina, nei momenti di maggiore urgenza del flusso memoriale, la stessa effusione dell'interlocutrice tesa a mimare la sua parte e rivivere, come in un a solo teatrale, una esperienza a cui è rimasta incollata.

La modernità del taglio narrativo comprime tutte le svolte idilliche del romanzo tradizionale: qui l'amore non risarcisce in modo sublime, ma solo nelle modalità generose e pazienti di un'esistenza accettata concretamente e faticosamente; qui la memoria non salva e non eternizza, come nei narratori del passato ancora fiduciosi di attingere all'assoluto, anzi fa soffrire ogni volta che si ripropone alla mente, che solo anela a liberarsi dal doloroso fardello, per tornare ad accettare il presente e progettare il futuro. Le compiaciute mitologie letterarie vengono rimpiazzate da più concrete consapevolezze esistenziali. Vita e letteratura si contendono il campo nelle due anime sensibili dei protagonisti, che sia affrontano le raffinate dinamiche della loro interiorità e ne godono segretamente, quasi a preservarle dalla triste ombra del reale sempre in agguato, sia partecipano non da sprovveduti, ma da abili giocatori, alle torbide mosse dello scenario economico. Il racconto, così, pur con tutta la ricchezza di sussidi poetico-artistici, si colloca in un'epoca, la nostra, di prevalenti interessi economici scarsi richiami morali, fornendo un messaggio di concreta e lucida apertura progettale. Tuttavia il fermento della triste elegia dell'amore lascia grandi emozioni, proprio per la brevità che la pagina, forse alla stregua della vita, concede alle cose felici ed incondizionate.

Recensione
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