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L'incrocio dei destini nel romanzo epistolare di Tabucchi

Si sta facendo sempre più tardi” è un romanzo di Tabucchi che non solo trasgredisce il modello epistolare cui pure per certe formule si rifà, ma dissolve anche la coerenza narrativa, necessaria per la comprensione del testo. Ho discusso dell'innovazione di questo romanzo tabucchiano in un altro saggio, con riferimento alla vaghezza dei personaggi e della destinazione delle missive, ma, leggendo un'opera così particolare e fuori dai canoni, si ha l'idea di non aver colto l'intera sua essenza, di non aver concluso il discorso e non aver posto l'attenzione su altre tematiche che emergono e ci interrogano. La struttura, infatti disattende le aspettative del lettore che, dopo l'iniziale formula allocutoria, tipica della lettera, entra in uno stato di disorientamento e perde i punti cardini del genere di riferimento. Non si approda mai ad una narrazione composta che definisca gli elementi della comunicazione, lo spazio, il tempo, gli agenti della vicenda. La comunicazione, così, resta monca ed incomprensibile, come anche la domanda preliminare, trattandosi di epistole, il chi a chi, cioé l'identità dei due interlocutori di cui mai sapremo notizia certa; di conseguenza potremo chiederci se si tratta di un unico epistolario con i due personaggi chiave, mittente e destinatario, o di un'opera composita con una pluralità di mittenti che scrivono alla loro donna amata.

Infatti ogni lettera appare autonoma e porta a conoscenza un quadro particolare di vita: c'è il marito che vuole far conoscere alla moglie defunta come si sia ben assestato nelle professione e in famiglia quel figlio tanto problematico nell'adolescenza e fonte di sofferenza per lei madre fino al suicidio; in un altro testo l'uomo ricorda alla sua donna la fine del loro matrimonio, come conseguenza del suo impegno umanitario, che lo teneva lontano dalla famiglia; c'è la lettera in cui il protagonista ricorda all'amante lontana le circostanze della loro vicenda erotica, in una casa nelle montagne svizzere dove loro due, felicemente sposati, andavano a villeggiare con le rispettive famiglie; altrove la voce narrante descrive l'attesa frustrata del temporale dopo i segni premonitori, compensata dal ricorso alla melodia della Casta Diva pucciniana. L'ultima lettera, scritta da Arianna a Teseo, avviata e interrotta dalla Parca, appare un documento cifrato ed enigmatico, come un testo mitico ed esemplificativo della ricerca d'amore dell'uomo universale. Questa lettera , per la sua posizione enfatica, come clausola della silloge, ci attesta la natura non narrativa, ma filosofica dell'apparente epistolario.

Il disorientamento talora riguarda l'architettura dello spazio, perché la comunicazione sembra avvenire tra persone vicine, che non avrebbero bisogno di messaggi scritti, o lontane, dislocate su orbite diverse, come tra i personaggi della montaliana Casa dei doganieri; altrove è la misura del tempo ad essere interrotta, per cui il protagonista non riconosce la sua casa, che crede di aver lasciato recentemente, mentre sono passati vari anni. Tale destrutturazione non è nuova in Tabucchi, ma riguarda tutta l'opera narrativa , il cui impianto e le citazioni profuse ci immettono nel clima di abissale ricerca della cultura contemporanea. Anche l'autobiografia, che Tristano, malato e vicino alla morte, ricostruisce dalla penombra del suo letto per uno scrittore chiamato appositamente al suo capezzale, presenta le stesse caratteristiche di disordine narrativo e frammentarietà spazio-temporale. I fatti si accumulano e si accavallano, allontanandosi e avvicinandosi secondo varie prospettive, e perfino le presenze femminili della sua vita ora subiscono modifiche che le rendono irriconoscibili, divaricandole, ora sembrano combaciare, ricomponendo la loro identità. La mente di Tristano è alterata dalla malattia e dalla morfina che egli assume contro il dolore, perciò egli non riesce a tenere una rotta coerente, ma alla pari di Tristano la coerenza manca anche all'eroe dell'epistolario; egli ricostruisce una vicenda alla volta, come se non riuscisse a creare collegamenti tra le fasi della sua vita che tornano come blocchi autonomi e mummificati. Un precedente di questa scrittura, ma su un piano architettonico più ampio, può essere le “Recherche” proustiana, in cui i blocchi narrativi acquistano autonomia, rendendo problematici i passaggi e l'agnizione dei personaggi, colti in fasi diverse della loro vita senza che si sia data avvertenza del tempo trascorso. Disponendo nello spazio le vicende epistolari, si potrebbe ottenere un labirinto di destini, come quello descritto da Calvino nel “Castello dei destini incrociati” o da Borges nel “Giardino dei sentieri che si intersecano”. Infatti la Vita, entità personificata che, nella finzione epistolare tabucchiana, dà voce ad Arianna, avverte che tante sono le forme dell'esistenza nel loro eterno ritorno, e valga una sola narrazione come emblema del tutto. Sembra che varie anime agiscano realizzando, di volta in volta, momenti del destino, in un labirinto che esclude sentieri comunicabili e fili di consequenzialità, il rizoma nella precisazione di Umberto Eco, diverso dal mitico edificio di Cnosso, paragonabile a un semplice filo lineare. Nel nuovo labirinto non è più possibile che Teseo tragga fuori dal labirinto il mostro per istituire il regno della ragione, e l'uomo non può dirsi signore e misura del mondo. La legge eraclitea del divenire presiede al moto della storia, annullando le certezze, sostituite da istanze nichilistiche e relativistiche. Le filosofie del Novecento pullulano di fermenti di dissoluzione, tanto che l'Europa, il regno della ragione, sembra destinata ad una decadenza, già intrinseca alla sua stessa posizione occidentale, luogo di tramonto.

Che Tabucchi, nel suo romanzo epistolare, fosse ispirato dall'idea-concetto della frantumazione del personaggio, è dimostrabile alla luce delle citazioni colte disseminate anche nel suo romanzo più noto, “Sostiene Pereira”, dove è insistente la ricerca dell'essenza dell'anima in rapporto alla personalità che essa governa. La filosofia umoristica di Pirandello, accanto all'ipotesi della moltiplicazione delle anime formulata da un'équipe di medici francesi che curano Pereira nell'ospedale termale, gettano luce su un modo interiore in cui sembrano agire, contemporaneamente o in successione, vari personaggi tesi ad affermare la loro identità nel teatro del mondo. Si tratta, per quanto riguarda Pirandello, di una teoria prefreudiana, secondo cui varie anime presiedono alla nostra vita e lasciano intravvedere, sotto la liscia superficie della vita sociale, il caotico conflitto che si svolge nelle regioni del sottosuolo. La teoria degli psicanalisti francesi, esplicitata nelle pagine, prevede un conflitto articolato nel territorio interiore dell'io, che trova il suo snodo quando una delle anime prende il sopravvento avviando vere e proprie svolte, come appunto la svolta esistenziale di Pereira nell'ultimo capitolo. Questi interessi per l'interiorità, che Tabucchi, in un altro luogo, chiamerà in modo più aggiornato inconscio, possono spiegare il carattere labirintico della sua narrazione, in cui la frammentazione e la segmentazione prevalgono sulla sintesi e sull'unità Il doppio, come nel “Notturno indiano”, e il plurimo, come nell'epistolario, sono espressioni e figure della vita che non procede in modo determinato e lineare, ma crea campi infiniti di possibilità anche nel percorso della singola esistenza umana, non più quindi, inquadrabile in una linea di progressiva formazione, ma in un gomitolo seriale di reazioni.

Se in Sostiene Pereira si può ancora intravvedere la formazione del personaggio, che prende coscienza di sé, che dal limbo della cultura si avvia all'azione impegnata del giornalista contro la dittatura salazariana, mettendo in gioco le sue varie anime e ricomponendole nella scelta conclusiva, in altri testi la scissione non permette un'operazione di sintesi e di concrezione della personalità, le cui porzioni sembrano lanciate su orbite diverse. Né lo specchio, né la fotografia permettono a Pirandello e Tabucchi di assistere all'apparizione di un'anima al di là delle sue fenomeniche sfaccettature; la ricerca stessa non segue le tappe ordinate del romanzo tradizionale, ma procede per capitoli irrelati, come appartenenti a diversi io o sue diverse maschere.

Questi personaggi-apparizioni, che attraversano la narrativa novecentesca, sembrano frazioni di destino o potenzialità della vita che si concretizzano in vari modi: i personaggi di Pessoa, con i loro diversi eteronimi, sembrano indicare le diverse possibilità che l'io dell'autore ha colto per esprimersi. Tabucchi, ammiratore di Pessoa , mette in atto la sua identità molteplice, portando quelle creature sul letto di morte dell'autore. Pirandello avverte il lettore che si può nascere alla vita in vari modi e nei suoi testi, conseguentemente, fa agire personaggi di vario tipo: anime del Purgatorio che in coro vegliano la notte, personaggi creati dalla dimensione onirica dell'arte nei “Giganti della montagna”, personaggi autentici costruiti dalla volontà dell'uomo fuori dalle maschere temporanee della vita sociale, personaggi che nascono e vivono in modo misterioso, come Madama Pace, o quelli che si presentano alle sue udienze. Questa fenomenologia del personaggio riporta all'ipotesi esoterica di fasci di anime mortali, che superano l'idea tradizionale dell'unità ed immortalità dell'anima, e questo dibattito è sviluppato proprio da Tabucchi nel romanzo di Pereira, dando voce da una parte a Padre Antonio, dall'altra agli psicologi francesi seguaci della teoria della confederazione delle anime. La posizione di Tabucchi , poi, non rimane circoscritta in questo dibattito, ma sfuma in una vera mise en abime, che gli proviene dalle sue esplorazioni magiche e mistiche nelle culture più profonde del mondo.

Quanta distanza dalla visione dantesca, ispirata alla metafisica tradizionale e ribadita esplicitamente nel Purgatorio con le parole di Marco Lombardo e Stazio, secondo cui l'anima individuale ed immortale viene donata da Dio alla creatura umana e tale permane finché, staccatasi dal corpo, potrà tornare alla sua sede naturale celeste. Questa dottrina avvalorava la centralità dell'uomo e il percorso dell'anima, destinata ad essere, per decreto divino, una ed immortale. Gianni Vattimo, riepilogando il dibattito filosofico della modernità, lega appunto Dio all'uomo, asserendo che, se Dio viene messo in discussione, anche l'uomo non se la passa meglio, entrando in un dibattito senza limite e fondamento. Al di là della disumanizzazione, portata dalla scienza e dalla tecnica, con la fine dell'homo humanus della filosofia dell'umanesimo tradizionale, sembra farsi strada un nuovo tipo di uomo con minori prerogative di centralità e dominio, meno astratto ed idealizzato, legato alla terra e al tempo, con requisiti di probabilità ed imprevedibilità destinali della condizione terrestre. Se i filosofi esistenziali, sviluppando il dibattito, hanno man mano spostato e ridimensionato le impostazioni tradizionali, gli scrittori contemporanei hanno impegnato tutta la loro creatività sul mistero dell'io e dell'anima; la poesia e l'arte hanno precorso le scienze psicologiche, umanizzandole con i loro linguaggi e oggi, più che mai, le scienze dell'uomo si stanno ampliando, associando reciprocamente le loro forme di comunicazione. Filosofia e psicologia rivelano basi letterarie, come la letteratura, annullando le sue norme strutturali, si assimila alla saggistica. Tra gli autori del Novecento Tabucchi, per l'essenzialità della sua narrazione, costituita da racconti e romanzi brevi, e per i suoi interessi filosofici esistenziali, rappresenta lo stato attuale della letteratura tra ispirazione poetica e avvio di percorsi conoscitivi.

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