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Kenya

Da lettrice dei romanzi di Paola Commissati Bellotti so che la sua scrittura narrativa ha caratteristiche particolari, per certi aspetti del lessico perfino poetiche. Come aveva detto Bárberi Squarotti a suo tempo, i libri della Commissati Bellotti “non hanno nulla a che vedere con il genere romanzesco quale si conosce normalmente”, per una originalità della struttura, del ritmo, dell’andamento narrativo che, “al tempo stesso, rifiuta e reinventa l’evento, i personaggi, le situazioni del racconto”.

Accade anche per il suo nuovo romanzo Kenya, appena pubblicato dalle Edizioni del Leone di Venezia, a strettissimo giro dopo il precedente e straordinario A Théresant Hill, romanzo astrofisico accompagnato da una serie di tavole disegnate dalla stessa autrice. Esce in un’edizione più contenuta nel formato, decisamente originale e più maneggevole nella sua dimensione “a quadrotto” e con una copertina molto affascinante, che anticipa in tutto e per tutto l’ambientazione africana della storia.

In A Théresant Hill, come indicava Marzio Leone, la Commissati Bellotti “ha disseccato completamente il discorso narrativo, andando molto al di là degli avvenimenti e delle descrizioni, delle esplicazioni dei personaggi e del tempo stesso”. Cosa che mi trova perfettamente d’accordo: ciò che resta è l’atmosfera delle situazioni e la pregnanza delle figure, l’intensità dei dialoghi/monologhi concentratissimi, il riferimento allusivo alla leggendaria natura dei luoghi.

La valenza simbolica della narrativa della Commissati Bellotti risalta ancora di più in Kenya, nella metafora dell’Africa luogo originario per eccellenza dell’avventura dell’uomo sulla terra, con il racconto risolto “in forma quasi di poema per quadri successivi”, con al centro le due protagoniste madre e figlia, impegnate in un muto colloquio ai margini del coma che tiene prigioniera la ragazza dopo l’incidente con un leone.

La parte coinvolgente e commovente è quella incandescente del romanzo, il dramma della madre che insegue la comunicazione con una figlia che sembra ormai perduta, precipitata fuori dalla vita nel cieco corridoio della morte, eppure raggiunta fin là, al confine estremo, dall’amore che passa attraverso il legame di sangue.

Recensione
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